{"id":266,"date":"2020-01-27T10:53:27","date_gmt":"2020-01-27T10:53:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gianlucanavarrini.it\/?p=266"},"modified":"2022-06-21T05:20:04","modified_gmt":"2022-06-21T05:20:04","slug":"carlo-furno-un-protagonista-dimenticato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gianlucanavarrini.it\/?p=266","title":{"rendered":"Carlo Furno. Un protagonista dimenticato"},"content":{"rendered":"\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Sfoglio l\u2019ultimo fascicolo del 1970 della Rivista di diritto processuale e mi imbatto nel necrologio di Carlo Furno redatto dal direttore, Enrico Tullio Liebman. Leggo, nel breve \u201ccoccodrillo\u201d, che Furno \u2013 scomparso nell\u2019agosto di quell\u2019anno \u2013 era un \u00ab<em>valente e stimato giurista, cittadino esemplare<\/em>\u00bb. Dopo aver ricordato le opere scientifiche di Furno, le ultime righe del necrologio sono dedicate al ricordo dell\u2019\u00ab<em>uomo generoso, portato in ogni circostanza a scelte difficili e rigorose, per s\u00e9 prima che per gli altri<\/em>\u00bb; un uomo che \u00ab<em>negli anni drammatici dell\u2019occupazione straniera fu strenuo e coraggioso combattente della libert\u00e0<\/em>\u00bb. Chiunque conosca la vicenda personale di Liebman \u2013 costretto dalle leggi razziali del 1938 a trovare rifugio in America Latina \u2013 potr\u00e0 immaginare che quelle ultime parole non fossero semplici formule di circostanza.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Nato a Firenze nell\u2019aprile 1913 e laureatosi in giurisprudenza sotto la guida di Piero Calamandrei, Furno sal\u00ec in cattedra con la pubblicazione, nel 1940, di <em>Contributo alla teoria della prova legale<\/em>, insegnando il diritto processuale civile nelle universit\u00e0 di Perugia, Padova, Pisa e Firenze. Fu legato da amicizia e da vincoli di famiglia a Paolo Barile \u2013 uno dei pi\u00f9 insigni maestri del diritto pubblico (anch\u2019egli azionista) \u2013 e tra il 1961 e il 1964 rivest\u00ec la carica di assessore alle aziende municipalizzate di Firenze sotto l\u2019amministrazione di Giorgio La Pira.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Scomparso prematuramente, Furno \u00e8 stato sostanzialmente dimenticato: se si prova a fare una ricerca in internet non emerge quasi nulla, se non un suo libro del 1948 (poi ristampato nel 1993): <em>Accertamento convenzionale e confessione stragiudiziale<\/em>. Eppure ebbe un ruolo non marginale nella storia politica italiana. Compulsando i libri di Giovanni De Luna (<em>Storia del Partito d\u2019Azione<\/em>, Roma, 1997) e di Emilio Lussu (<em>Sul Partito d\u2019Azione e gli altri. Note critiche<\/em>, Milano, 1968) emerge una vicenda umana singolare, segnata dall\u2019impegno civile e dalla militanza politica.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Nelle ultime ore del \u201cGoverno dei 45 giorni\u201d di Badoglio, dopo una serie di incontri separati, il 5 settembre 1943, a Firenze, proprio in casa di Carlo Furno, si riun\u00ec il primo convegno clandestino del Partito d\u2019Azione. Come ricorda Emilio Lussu, per ragioni di sicurezza non si redasse alcun verbale. E ci\u00f2 determin\u00f2, poi, una assoluta incertezza sul numero esatto dei presenti (tra i quaranta e gli ottanta, a seconda delle fonti). Certamente, per\u00f2, in casa di Furno furono presenti solo i rappresentanti di Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Marche, Umbria e Lazio che nominarono un Comitato esecutivo composto da Riccardo Bauer, Ugo La Malfa, Oronzo Reale, Francesco Fancello e Manlio Rossi Doria. Costoro ricevettero il compito di revisionare il controverso programma dei \u201c7 punti\u201d, elaborato \u2013 prima del rientro dall\u2019estero o dal confino, dopo il 25 luglio, dei gruppi di \u201cGiustizia e Libert\u00e0\u201d e dei \u201cfederalisti europei\u201d \u2013 dal gruppo liberaldemocratico-repubblicano sotto la guida di La Malfa.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Il programma dei \u201c7 punti\u201d \u2013 sgradito sia alla componente di \u201cGiustizia e Libert\u00e0\u201d, sia a quella dei \u201cFederalisti\u201d \u2013 enunciava l\u2019obiettivo di trasformare l\u2019Italia in una repubblica parlamentare fondata sulla separazione dei poteri; di promuovere le autonomie locali; di nazionalizzare le grandi imprese industriali, assicurative e d\u2019interesse collettivo, mantenendo la propriet\u00e0 privata delle piccole e medie imprese; di varare una riforma agraria che favorisse la formazione della piccola propriet\u00e0 contadina; di riconoscere la libert\u00e0 sindacale; di separare nettamente il potere civile da quello religioso; di preparare culturalmente la costituzione di una federazione europea di libere democrazie, negando il principio della sovranit\u00e0 assoluta dello stato.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Quella importante riunione in casa di Carlo Furno si tenne a poche settimane dalla sua scarcerazione, avvenuta il 27 luglio. Era stato tratto in arresto, nella precedente primavera, proprio a causa della sua militanza nel Partito d\u2019Azione.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Lo stesso Furno fu uno dei protagonisti delle ultime settimane di vita del Partito d\u2019Azione. Dopo la scissione consumatasi l\u2019anno prima con Parri e La Malfa, onde contrastare la forza di attrazione esercitata sul Partito d\u2019Azione dal PSI (all\u2019epoca strettamente avvinto al PCI), alla fine di giugno del 1947, come membro del comitato centrale, present\u00f2, insieme a Guido Calogero, l\u2019ordine del giorno che impegnava il partito a mantenere la sua autonomia. Nonostante l\u2019approvazione di questo ordine del giorno, alla fine di ottobre dello stesso anno, il Consiglio nazionale del Partito d\u2019Azione deliber\u00f2 di confluire nel PSI mettendo fine alla parabola politica del Partito d\u2019Azione e provocando quella diaspora di personalit\u00e0 azioniste che hanno fecondato tutti i partiti della sinistra italiana.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Prima di allora, Furno aveva intrattenuto, insieme a Tristano Codignola, intensi rapporti di amicizia e militanza azionista con un giovanissimo Carlo Azeglio Ciampi, gi\u00e0 allievo, alla Normale di Pisa, di Guido Calogero. Il futuro Presidente della Repubblica era appena rientrato a Livorno dalla guerra partigiana e vi aveva assunto la responsabilit\u00e0 politica della sezione cittadina del Partito d\u2019Azione, tenendo una fittissima rete di relazioni proprio con i due esponenti fiorentini.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Non ne ho certezza, ma mi piace immaginare che da quel reticolo di relazioni che ruotava attorno a Furno \u2013 e di cui egli era uno dei protagonisti \u2013 sia nata la coscienza civile che anim\u00f2 lo spirito dell\u2019Assemblea costituente (dove un ruolo di primissimo piano era stato assunto proprio dal suo maestro, Piero Calamandrei) e che poi ha continuato ad operare sottotraccia, per il tramite di iniziative come quella della pubblicazione de \u00abIl Ponte\u00bb, rivista fondata sempre da Calamandrei e pubblicata dalla Nuova Italia (la casa editrice che faceva capo a Tristano Codignola, anche lui ex allievo di Calamandrei).<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sfoglio l\u2019ultimo fascicolo del 1970 della Rivista di diritto processuale e mi imbatto nel necrologio di Carlo Furno redatto dal direttore, Enrico Tullio Liebman. 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