{"id":639,"date":"2024-08-13T09:42:26","date_gmt":"2024-08-13T09:42:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gianlucanavarrini.it\/?p=639"},"modified":"2025-03-24T18:45:15","modified_gmt":"2025-03-24T18:45:15","slug":"italianita-rinnegata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gianlucanavarrini.it\/?p=639","title":{"rendered":"Italianit\u00e0 rinnegata"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La penisola italica, attorno al X secolo a.C., \u00e8 abitata da molti popoli diversi, ciascuno con una propria lingua e una propria cultura. Nell&#8217;VIII secolo a C. si formano i primi centri urbani (Cagliari, Taranto, Messina, Reggio, Palermo, Napoli, Siracusa e Crotone) e \u2013 dall&#8217;unione di ceppi latini, etruschi e sabini \u2013 sorge Roma: \u00e8 una citt\u00e0 sin da principio multietnica, luogo di incontro di genti, lingue, culture e tradizioni diverse. La leggenda vuole che le radici dell&#8217;Urbe siano da ricercare a Troia, nell&#8217;attuale Turchia. E che il fondatore e primo re di Roma \u2013 Romolo \u2013 sia figlio di Marte e di Rea Silvia, a sua volta figlia del re di Albalonga, discendente di Enea. Insomma, i romani non sono per davvero&#8230; romani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo popolo di pastori di greggi ovine e di piccoli coltivatori di farro \u00e8 composto da bellicosi bifolchi semianalfabeti. Si dirozzano a malapena, nel III secolo a.C. grazie all&#8217;opera letteraria di uno schiavo di cultura greca: Livio Andronico, il primo drammaturgo romano, era infatti un tarantino. Successivamente, i grandi protagonisti della storia letteraria di Roma di epoca classica non sono quasi mai romani. E anche coloro che, per vicissitudini varie, avevano la cittadinanza romana, non erano nati a Roma(1). L&#8217;unico grande autore romano, nato a Roma e cittadino romano, \u00e8 il poliedrico, geniale, epilettico e bisessuale Giulio Cesare: evidentemente un caso davvero eccezionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutta la cultura occidentale \u2013 che trova a Roma il proprio primo centro di incubazione, sviluppo e diffusione \u2013 \u00e8 il frutto di continui innesti, di ibridazioni e di sintesi. Roma nasce dalla difficile convivenza tra latini, sabini ed etruschi, e poi si scontra con i sanniti, i galli, i fenici (i cartaginesi erano fenici), i greci, gli Illiri, gli egiziani, i persiani, i britanni, i germani, i goti, i vandali, gli unni. Lo scontro si trasforma in incontro, in sincretismo religioso, in condizionamento culturale. Il Cristianesimo e le sovrapposizioni etniche (eruli, goti, longobardi, franchi, alamanni, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi tra il V e il XV secolo d.C.) contribuiscono ulteriormente all&#8217;arricchimento del genere umano che abita la Penisola. E arricchiscono la cultura: nascono gli stili bizantino, romanico e gotico, la scrittura &#8220;carolina&#8221;, le lingue romanze, la letteratura medievale e moderna, la scuola siciliana e il dolce stile novo, la ragioneria e il diritto commerciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando Palermo, Firenze, Venezia e Napoli diventano capitali politiche, economiche e culturali, imitano la Roma classica. E diventano citt\u00e0 aperte alla diversit\u00e0, alla ibridazione, allo scambio: le citt\u00e0 rendono liberi gli uomini che vi convergono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre tenere presente che l&#8217;Italia antica e medievale \u00e8 un territorio scarsamente popolato: nel I secolo d.C. ci vivono circa 8 milioni di persone (di cui un milione solo a Roma). Nell&#8217;alto medioevo gli abitanti si riducono a circa la met\u00e0, per ricominciare a crescere dopo la fine del X secolo. Si stima che alla vigilia delle epidemie di peste nera, a met\u00e0 del XIV secolo, la Penisola conti circa 12 milioni di abitanti. Tra il XIV e il XVII secolo, anche a causa delle ripetute pestilenze, la popolazione oscilla tra 7 e 13 milioni di individui. Su un cos\u00ec esiguo numero di abitanti, l&#8217;arrivo di poche migliaia di persone pu\u00f2 avere effetti sconvolgenti \u2013 a livello culturale \u2013 per il territorio in cui si insediano. E questi arrivi sono continui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla fine del Seicento, inizia il ciclo espansivo che \u2013 con il miglioramento delle condizioni igieniche, l&#8217;aumento della produzione agricola, la diffusione di un maggiore benessere e i progressi della medicina \u2013 porta l&#8217;Italia, negli anni Sessanta del Novecento, a superare i 50 milioni di abitanti. Abitanti che, a causa delle numerose e profonde ibridazioni (nell&#8217;era moderna, prima dell&#8217;unificazione politica del 1861, sono &#8220;passati&#8221; dal Belpaese pure i francesi, gli spagnoli, gli austriaci e gli inglesi), hanno un unico carattere distintivo: essere meticci. Gli italiani non hanno una morfologia umana omogenea e non esiste, neppure in astratto, la cosiddetta &#8220;tipica bellezza&#8221; italiana. Si pu\u00f2 dire, certamente, che fino a pochi anni fa, nessuno con gli occhi a mandorla o con la pelle nera aveva incarnato l&#8217;immagine dell&#8217;Italia. Ma James Senese (musicista, nato a Napoli nel 1945), Fidel Mbanga-Bauna (giornalista e politico, nato in Congo nel 1948), Danny Mendez (miss Italia 1996 e attrice, nata a Santo Domingo nel 1978), Mario Balotelli (calciatore, nato a Palermo nel 1990), Igiaba Scego (scrittrice, nata a Roma nel 1974), Yoko Yamada (comica, nata a Brescia nel 1993), Hilarry Sedu (avvocato, nato in Nigeria nel 1986), Paola Egonu (pallavolista, nata a Cittadella nel 1998), Larissa Iapichino (lunghista, nata a Borgo San Lorenzo nel 2002) sono tutti italiani. E non sono certo gli unici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le continue polemiche \u2013 alimentate, tra gli altri, dalle esternazioni dell&#8217;On. Roberto Vannacci \u2013 sull&#8217;italianit\u00e0 di questi italiani appaiono dunque stupidamente pretestuose. In primo luogo trascurano (o travisano) i tre millenni di storia demografica di un luogo \u2013 la penisola italiana \u2013 che non \u00e8 mai stato caratterizzato da omogeneit\u00e0 etnica e che, tuttavia, \u00e8 stato sempre aperto al contributo fecondo degli innesti e delle ibridazioni. In secondo luogo abbracciano l&#8217;idea \u2013 completamente sbagliata \u2013 che l&#8217;italianit\u00e0 non sia una condizione giuridica, ma un tratto genetico. Sar\u00e0 forse deludente, ma qualcuno lo deve pur dire: nessuno ha inscritto nel proprio DNA il proprio status civitatis. La cittadinanza (cio\u00e8 l&#8217;italianit\u00e0) \u00e8 una condizione determinata dall&#8217;arbitrio della legge. In terzo luogo, anche coloro che sostengono che l&#8217;italianit\u00e0 sia una condizione culturale, sembrano riferirsi a qualcosa di inesistente. Come se la cultura italiana fosse un monolite: unica, omogenea, immutabile, catalogata e cristallizzata come un insetto in una goccia d&#8217;ambra. Ma la lingua di Guido Cavalcanti non \u00e8 quella di Francesco Guicciardini, n\u00e9 quella di Giuseppe Ungaretti. La cultura di Masurio Sabino non \u00e8 quella di Bartolo da Sassoferrato, n\u00e9 quella di Cesare Beccaria. La religione di Quinto Settimio Tertulliano non \u00e8 quella di Dante Alighieri, n\u00e9 quella di Manzoni. Il dialetto di Carlo Porta non \u00e8 quello di Giuseppe Gioachino Belli, n\u00e9 quello di Salvatore Di Giacomo. E poi la tarantella non \u00e8 la monferrina; la tammurriata non \u00e8 il saltarello. Il cappuccino non \u00e8 il caff\u00e8-latte; il cornetto non \u00e8 la brioche. I rigatoni non sono le penne; gli spaghetti non sono le fettuccine. La focaccia non \u00e8 la pizza; la polenta non \u00e8 il cuscus. Ma a nessuno verrebbe in mente di negare l&#8217;italianit\u00e0 di tutte queste cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che ha storicamente reso l&#8217;Italia il Belpaese \u00e8 la sua variet\u00e0, le sue enormi capacit\u00e0 di adattamento, le sue virt\u00f9 di assorbimento e rielaborazione delle diversit\u00e0, senza cancellazione dei tratti distintivi e delle specificit\u00e0 dei luoghi. L&#8217;Italia \u00e8 il Paese in cui ogni citt\u00e0 parla una propria lingua e in cui, ci\u00f2 nonostante, tutti riescono a capirsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finanche il genio drammaturgico di William Shakespeare, quando ha voluto rappresentare la complessit\u00e0 sociale e culturale, ha messo in scena l&#8217;Italia(2). Perch\u00e9 noi ora siamo diventati tanto sciocchi, tanto ignoranti, tanto autolesionisti da arrivare a rinnegare noi stessi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">______<br \/>\n(1) Quinto Ennio (osco-tarantino), Cecilio Stazio (gallo-milanese), Tito Plauto (umbro-romagnolo), Publio Terenzio (cartaginese), Varrone (reatino), Cicerone (arpinate), Orazio (venosino), Catullo (veronese), Virgilio (mantovano), Sallustio (aquilano), Seneca (ispanico), Plinio il vecchio e Plinio il giovane (comaschi), Giovenale (aquinate), Tacito (gallico), Cornelio Nepote (ostigliano), Lucrezio (pompeiano), Properzio (umbro), Tibullo (prenestino), Tito Livio (padovano), Ovidio (sulmonese).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) Giulio Cesare (Roma); Antonio e Cleopatra (Roma); Romeo e Giulietta (Verona); Otello (Venezia); Il Mercante di Venezia (Venezia); I due gentiluomini di Verona (Verona e Milano); La commedia degli errori (Siracusa); La bisbetica domata (Padova); Molto rumore per nulla (Messina); Il racconto d&#8217;inverno (Sicilia).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La penisola italica, attorno al X secolo a.C., \u00e8 abitata da molti popoli diversi, ciascuno con una propria lingua e una propria cultura. 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