{"id":715,"date":"2025-05-14T08:59:34","date_gmt":"2025-05-14T08:59:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gianlucanavarrini.it\/?p=715"},"modified":"2025-05-21T13:04:08","modified_gmt":"2025-05-21T13:04:08","slug":"liberaldemocrazia-giustizia-sociale-e-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gianlucanavarrini.it\/?p=715","title":{"rendered":"Liberaldemocrazia, giustizia (sociale) e libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il binomio \u00abgiustizia sociale\u00bb \u00e8 di utilizzo tanto diffuso quanto ambiguo. Nella pratica del marxismo-leninismo, ad esempio, la \u00abgiustizia sociale\u00bb \u00e8 stata intesa come eguaglianza materiale. E questa concezione ha attirato feroci critiche da parte degli esponenti del liberismo economico e del conservatorismo politico, i quali hanno preso a pretesto questa concezione di \u00abgiustizia sociale\u00bb per rifiutarne ogni possibile declinazione, essendo essa il volano per l\u2019erosione delle libert\u00e0 individuali. Le dottrine liberaldemocratiche e progressiste hanno, invece, sempre inteso la \u00abgiustizia sociale\u00bb come strumento necessario, in una societ\u00e0 pluralista e competitiva, per il livellamento dei punti di partenza e non per l\u2019eguaglianza dei punti di arrivo: un mezzo, dunque, per valorizzare l\u2019esercizio delle libert\u00e0 individuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 all\u2019inizio del Novecento si evidenzia che l\u2019astratto riconoscimento dell\u2019universalit\u00e0 delle libert\u00e0 individuali serve a poco se la maggioranza degli uomini non \u00e8 nelle condizioni di apprezzarne il significato e di esercitarle concretamente. \u00abLa libert\u00e0 \u2013 scrive Carlo Rosselli \u2013 non accompagnata e sorretta da un minimo di autonomia economica, dalla emancipazione dal morso dei bisogni essenziali, non esiste per l\u2019individuo, \u00e8 un mero fantasma. L\u2019individuo in tal caso \u00e8 schiavo della sua miseria, umiliato dalla sua soggezione; e la vita non pu\u00f2 avere per lui che un aspetto e una lusinga: il materiale. Libero di diritto, \u00e8 servo di fatto. E il senso di servit\u00f9 aumenta in pena ed ironia non appena il servo di fatto acquista coscienza della sua libert\u00e0 di diritto e degli ostacoli che la societ\u00e0 gli oppone per conseguirla\u00bb. Alla libert\u00e0 individuale occorre, dunque affiancare, la \u00abgiustizia sociale\u00bb, intesa come uguaglianza (non materiale) delle possibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLibert\u00e0 politica e uguaglianza sociale \u2013 scrive Guido Calogero negli anni Quaranta del Novecento \u2013 sono quindi ad un tempo fine e mezzo, in quanto ogni progresso dell\u2019una favorisce il progresso dell\u2019altra; e per ci\u00f2 stesso \u00e8 forse pi\u00f9 opportuno non chiamarle n\u00e9 fine n\u00e9 mezzo, ma dire piuttosto che sono aspetti concomitanti e coessenziali di quella democrazia integrale, in cui democrazia politica e democrazia sociale risultano indissolubilmente congiunte come le due facce di una medaglia\u00bb Infatti, come osservato da Calamandrei, il riconoscimento delle libert\u00e0 individuali salvaguarda il cittadino dall\u2019oppressione politica; ma solo con i diritti sociali lo si protegge dall\u2019oppressione economica e dalla minorit\u00e0 culturale e lo si mette nelle condizioni di poter godere per davvero delle libert\u00e0 \u201cborghesi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo approccio \u00e8 stato condiviso e apprezzato anche da Luigi Einaudi, il quale riteneva che il pluralismo concorrenziale sarebbe stato davvero utile per la crescita del benessere di tutti solo a condizione che \u00abgli uomini nella lotta per la vita possano partire da punti non troppo diversi\u00bb. E aggiungeva, a tal fine, che \u00abil frutto delle imposte sui redditi e sui patrimoni pi\u00f9 alti deve servire a dare a tutti, anche ai figli dei pi\u00f9 poveri, le possibilit\u00e0 di essere educati ed istruiti, s\u00ec da gareggiare con i figli di coloro che si trovano pi\u00f9 in alto nella scala sociale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Norberto Bobbio si \u00e8 soffermato sul tema dell\u2019eguaglianza dei punti di partenza, sostenendo che tale principio \u00abnon \u00e8 altro che l\u2019applicazione della regola di giustizia a una situazione in cui vi siano pi\u00f9 persone in competizione tra loro per il raggiungimento di un obiettivo unico, cio\u00e8 di un obiettivo che non pu\u00f2 essere raggiunto che da uno dei concorrenti\u00bb. Tale regola deve trovare applicazione dove prevale una concezione conflittualistica della societ\u00e0, perch\u00e9 mira a mettere tutti i membri di quella societ\u00e0 in condizione di partecipare alla gara dell\u2019esistenza. Perci\u00f2, \u00abproprio allo scopo di mettere individui diseguali per nascita nelle stesse condizioni di partenza, pu\u00f2 essere necessario favorire i pi\u00f9 disagiati o sfavorire i pi\u00f9 agiati\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, per uscir fuori dalle astrattezze teoriche, il problema risiede proprio in questo dilemma: favorire i disagiati o sfavorire gli agiati? In altri termini, occorre chiedersi se si debbano minimizzare gli effetti della sfortuna oppure neutralizzare quelli della fortuna. La domanda, insomma, \u00e8: fornire protesi agli zoppi o azzoppare i sani?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Carlo Cottarelli ha recentemente sostenuto che \u00abda un punto di vista pragmatico, la soluzione \u00e8 abbastanza semplice: l\u2019obiettivo non pu\u00f2 essere quello di una completa uguaglianza di possibilit\u00e0, ma quello di un grado sufficiente di possibilit\u00e0\u00bb. E questo obiettivo lo si raggiunge principalmente con politiche redistributive della ricchezza che alimentino e rendano efficienti la giustizia, la scuola e la sanit\u00e0 pubbliche, dotandole di risorse adeguate, nonch\u00e9 con la rimozione \u2013 per quanto possibile \u2013 degli ostacoli nascenti dalla condizione naturale o storico-culturale dell\u2019individuo e che ne impediscono il pieno sviluppo in quella data societ\u00e0 (in queste condizioni vi rientrano le disabilit\u00e0, le differenze di genere, le differenze etniche). Perch\u00e9 una societ\u00e0 tendenzialmente giusta \u2013 in quanto lascia spazio all\u2019intraprendenza personale e al pluralismo dei valori e dei fini individuali \u2013 \u00e8 quella in cui viene garantito l\u2019equilibrio di partenza e non l\u2019eguaglianza dei punti di arrivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Neutralizzare le conseguenze della fortuna, dunque, pare un rimedio peggiore del male, perch\u00e9 costituisce la premessa per mortificare il talento e per imporre surrettiziamente una forma di eguaglianza materiale, nella cui prospettiva si deve tendenzialmente essere tutti uguali in tutto. Ma le caratteristiche naturali delle persone \u2013 l\u2019intelligenza, il talento, l\u2019avvenenza, la forza \u2013 sono elementi impossibili da ricondurre all\u2019eguaglianza: non tutti possono avere la prodigiosa memoria di Giovanni Pico della Mirandola o le prestazioni atletiche di Usain Bolt. N\u00e9 si pu\u00f2 immaginare di zavorrare i pi\u00f9 dotati per avvantaggiare quelli che lo sono di meno, perch\u00e9 questo comporterebbe un danno per l\u2019intera societ\u00e0, con un livellamento generalizzato verso il basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unica strada percorribile, pertanto, \u00e8 quella della minimizzazione degli effetti della sfortuna (cio\u00e8 dell\u2019avversit\u00e0 del caso, non della parassitaria pigrizia, del disimpegno e dell\u2019astuzia dei nullafacenti), redistribuendo la ricchezza attraverso la fornitura di servizi come l\u2019istruzione, la sanit\u00e0, la giustizia e la sicurezza sociale. Tutto ci\u00f2, per\u00f2, passa inesorabilmente dalla profonda rimeditazione del sistema tributario, che \u2013 senza mortificare il successo conseguito da chi abbia talenti, capacit\u00e0 e fortuna \u2013 deve per\u00f2 fare in modo \u00abche nessun cittadino sia tanto ricco da poterne comprare un altro e nessuno tanto povero da essere costretto a vendersi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;-<br \/>\n<strong>Bibliografia essenziale<\/strong><br \/>\nJ.J. Rousseau, <em>Il contratto sociale <\/em>(1762), Milano, 1988.<br \/>\nF. A. von Hayek, <em>Legge, legislazione e libert\u00e0<\/em>\u00a0(1982), Milano, 2000.<br \/>\nE. Bernstein, <em>I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia<\/em>\u00a0(1899), Roma-Bari, 1974.<br \/>\nC. Rosselli, <em>Socialismo liberale<\/em> (1930), Torino, 1997.<br \/>\nG. Calogero, <em>Nota sul concetto dello stato<\/em> (1940) e <em>L\u2019abbicc\u00ec della democrazia<\/em>\u00a0(1944), oggi in <em>L\u2019Abc della democrazia<\/em>, Milano, 2019.<br \/>\nP. Calamandrei, <em>L\u2019avvenire dei diritti di libert\u00e0<\/em>, introduzione a G. Ruffini, <em>Diritti di libert\u00e0<\/em>, Firenze, 1946.<br \/>\nL. Einaudi, <em>Giustizia e libert\u00e0<\/em> (1948), oggi riprodotto in Einaudi, <em>Il buongoverno<\/em>, Roma-Bari, 2012.<br \/>\nN. Bobbio, <em>Eguaglianza e libert\u00e0<\/em>\u00a0(1977-1978), Torino, 1995.<br \/>\nC. Cottarelli, <em>All\u2019inferno e ritorno<\/em>, Milano, 2021.<br \/>\nM. Salvati \u2013 N. Dilmore, <em>Liberalismo inclusivo<\/em>, Milano, 2021.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il binomio \u00abgiustizia sociale\u00bb \u00e8 di utilizzo tanto diffuso quanto ambiguo. Nella pratica del marxismo-leninismo, ad esempio, la \u00abgiustizia sociale\u00bb \u00e8 stata intesa come eguaglianza materiale. 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