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I piccoli grandi guasti dell’amministrazione giudiziaria italiana

Da qualche giorno, a Roma, sono entrate in vigore le nuove disposizioni sull’accesso agli uffici delle sezioni civili del Giudice di Pace.

È, ad esempio, previsto che gli uffici chiudano improrogabilmente alle ore 13.00; e che per l’iscrizione a ruolo di qualsiasi causa ci sia un’unica fila, rigorosamente fisica e senza distribuzione di numeri d’ordine per l’accesso. A più di qualcuno, perciò, è già capitato di iniziare la fila verso le 11.00 e di non riuscire a depositare gli atti entro le 13.00, con la conseguenza di dover ricominciare tutto da capo il giorno dopo. D’altronde le tempistiche di smaltimento della fila dipendono unicamente dal numero e dalla buona lena degli addetti agli sportelli del ruolo generale, che – è cosa a tutti ben nota – è una specie di girone dantesco.

Il lavoro di questi uffici si svolge con ammirevole solerzia novecentesca, con l’ausilio di avanguardistiche penne a sfera, polverosi registri cartacei e qualche futuristica fotocopiatrice. Un sentenzificio di impianto fordista che pare immutabile, mentre nei tribunali e nelle corti d’appello civili si vanno fortunatamente perfezionando – senza fretta, per carità! – i processi telematici. Invece, dinanzi ai giudici di pace il tempo si è fermato. Si sa che il vecchio e il nuovo spesso convivono a lungo, ma nelle cancellerie degli uffici dei giudici di pace il nuovo non è mai arrivato e sembra di essere in un mercatino del modernariato.

Tutti i ministri che negli ultimi anni si sono avvicendati nel dicastero di via Arenula credo che non abbiano alcuna idea di tutto ciò. Spinti dalla loro fame di consenso e dalla necessità di tener dietro all’agenda dettata dai grandi organi di informazione, hanno focalizzato tutta la loro attenzione sulla giustizia penale. Ma un occhio meno disattento alla giustizia civile e agli uffici che la amministrano non sarebbe male. Tanto più che un investimento in infrastrutture e personale renderebbe molto più efficiente il servizio, trasformandolo in un moltiplicatore del PIL per gli anni a venire. Perché spesso si dimentica che l’arretratezza della giustizia civile è una delle zavorre che frenano lo sviluppo economico e gli investimenti in Italia.

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