L’inchiesta condotta da Fanpage sulle organizzazioni giovanili di FdI lascia sgomenti: ragazzi non ancora trentenni che si proclamano fascisti e inneggiano al duce. Due giovani dirigenti (Flaminia Pace ed Elisa Segnini) si sono dimesse dai loro incarichi e i dirigenti di lungo corso di FdI ne hanno stigmatizzato il contegno.
È lecito chiedersi, in verità, quanto sia credibile e sincera una reprimenda proveniente da un senile gruppo di nostalgici adoratori di busti del duce. Questa presa di distanza dei vecchi dai giovani a me suona falsa e ipocrita, perché i vecchi e i giovani di FdI appaiono saldamente uniti dalla doppiezza politica e dal rimpianto per un’età dell’oro vagheggiata ma non vissuta: l’era dei manganelli e dell’olio di ricino; della soppressione delle libertà individuali; della cancellazione dei partiti; degli omicidi politici; della carcerazione per i critici e gli oppositori; del primato dello stato sugli individui e sulla società civile; del Patto d’acciaio con il nazismo tedesco; dell’orrore delle discriminazioni razziali e delle deportazioni degli ebrei, degli zingari e degli omosessuali nei campi di sterminio.
D’altronde, non si può pensare che per queste schiere di giovani militanti – inquadrati e indottrinati – non vi siano altre schiere di anziani che si sono compiaciuti di educare questi ragazzi al culto di quell’abisso della ragione che è stato il totalitarismo nazifascista. La responsabilità della perversione di questi fascisti in erba va, dunque, addebitata interamente alla platea degli odierni dirigenti nazionali e degli anziani militanti di FdI (moltissimi dei quali erano già in AN e, ancor prima, nel MSI).
Quelli di FdI si dicono conservatori, forse perché si sentono loro stessi mummificati in una manifesta incapacità di evoluzione politica e culturale. Si dicono conservatori, dicevo, ma in realtà sono reazionari, perché non riescono a metabolizzare la democrazia e i suoi principi. I fascisti d’Italia, insomma, sono comunisti che non ce l’hanno fatta.
