La scorsa estate l’editore Chiarelettere ha pubblicato un librettino di grande interesse per gli appassionati di politologia, filosofia del diritto e storia politica italiana. Ma è un libretto che non può essere trascurato neppure dai semplici appassionati di cultura umanistica. Si tratta di una raccolta di quattro brevi testi di Guido Calogero, raccolti sotto il titolo di L’Abc della democrazia.
Oltre al contributo che dà il titolo alla raccolta, è di somma rilevanza il Primo manifesto del liberalsocialismo. Si tratta, in entrambi i casi, di testi fondamentali per il percorso ideale che condusse alla nascita della Repubblica italiana e all’elaborazione della Costituzione del 1948.
L’Abc della democrazia venne redatto in una Roma appena liberata dai nazifascisti, nell’autunno del 1944, quando ancora infuriava la guerra di liberazione sulla Linea Gotica. Il Primo manifesto del liberalsocialismo, invece, risale al 1940. Elaborato insieme ad Aldo Capitini tra il 1937 e il 1940, venne scritto da Calogero nel 1940 per essere diffuso clandestinamente tra coloro che successivamente avrebbero dato vita – insieme ai socialisti liberali di Giustizia e Libertà e ai repubblicani liberaldemocratici – all’effimera esperienza del Partito d’Azione.
L’insegnamento fondamentale del magistero di Guido Calogero è che lo spirito della democrazia si esplica nel tener conto degli altri, attraverso il colloquio. Perciò la democrazia non è il regime degli oratori, ma degli ascoltatori. E tuttavia dar licenza di parola ad un muto non avrebbe senso, così come proclamare la libertà di istruirsi o di curarsi non darebbero automaticamente diritto all’istruzione o alle cure a coloro che fossero privi delle necessarie risorse economiche. Da questa constatazione sorge l’idea del liberalsocialismo, perché «a chi combatte con la miseria, non si può offrire e garantire senza ipocrisia la semplice libertà di opinare e di votare, di svolgere ed approfondire la propria spiritualità».
