L’ex comunista padano continua a stupirci con le sue esternazioni, imbarcandosi in un’improbabile e imbarazzante difesa dell’autocrate russo Vladimir Putin. A costui, in Occidente, vengono addebitate le morti “accidentali” che negli ultimi due decenni hanno colpito selettivamente i suoi oppositori. Da Anna Politovkaja a Alexei Navalny, passando per Aleksandr Litvinenko ed Evgenij Prigozin, ci sono molti casi di scomparse “provvidenziali” (nelle tempistiche) e “originali” (nelle cause), che hanno decimato la schiera dei detrattori della democratura russa.
Ma il vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana invita alla cautela e alla ponderazione, con un commovente slancio garantista: finché non vi sarà una pronuncia irretrattabile della magistratura russa, Putin è da ritenere estraneo ai fatti. Questo, in sintesi, il pensiero espresso dal segretario leghista.
Occorre forse spiegare che uno dei presupposti del garantismo è l’indipendenza della magistratura dal potere politico? Occorre forse dire che in Russia non esiste una magistratura autonoma e indipendente dalla politica? E occorre dar conto del fatto che il potere di Putin è tecnicamente assoluto, cioè sciolto dall’osservanza delle leggi e, dunque, immune dalla giurisdizione? Occorre davvero attendere un giudizio penale o si può formulare sin da ora un giudizio di condanna politica e civile? È lecito chiedere se Navalny – dopo aver “accidentalmente” ingurgitato del veleno ed essere miracolosamente sopravvissuto – si era forse autorecluso volontariamente in Siberia perché amava passeggiare lungamente all’aria aperta a temperature polari? È, soprattutto, lecito chiedere perché il leader leghista insista (da anni) nel parteggiare apertamente per Putin?
Benché qualcuno abbia attentamente documentato il reticolo di relazioni opache che da anni legano, più o meno direttamente, il Cremlino a Via Bellerio, io (forse ingenuamente) non voglio pensare che la Lega salviniana si debba sdebitare con Putin per qualche aiuto finanziario oppure per qualche manipolazione dell’informazione. Né voglio pensare che la Lega – che fa pure gli occhi dolci a Donald Trump – voglia farsi braccio armato dell’ambizione (condivisa da Putin e Trump) di sfasciare l’Unione europea e le altre istituzioni sovranazionali faticosamente costruite dal secondo dopoguerra ad oggi, tra cui la Corte penale internazionale (il cui trattato istitutivo è stato ratificato da tutti i Paesi dell’UE, ma non, tra gli altri, da USA, Russia e Cina).
Ma se si esclude che il leghista voglia sabotare Italia ed Unione europea per ricambiare qualche favore o, peggio, per perseguire proprie (inconfessabili) finalità personali, non resta che ammettere che il suo modello politico ideale si contrappone alla democrazia liberale. E che l’approccio leghista, in campo internazionale, implichi la sovversione di quel precario ordine internazionale che si propone il perseguimento della pace e favorisca la stabile e permanente condizione di guerra di tutti contro tutti.
Non mi pare casuale, dunque, che l’amore per Putin venga comunicato ai quattro venti proprio in prossimità delle elezioni europee: la quinta colonna dell’antieuropeismo mira ad attrarre il voto dei putiniani italiani per consolidarsi nel Parlamento e nelle istituzioni europee ed incrinarne la solidità.
