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Dimissioni

Questa mattina ho comunicato ad Azione la mia uscita dal partito. Una decisione dolorosa ma, a questo punto, inevitabile. Trascrivo, qui di seguito, il testo della mia comunicazione.

Egregi Signori,

Profonde ragioni di dissenso su temi organizzativi, politici, etici e metodologici mi impediscono oggi di proseguire il mio percorso in Azione.

Ho creduto nell’originario disegno politico di Azione (e ci credo ancora) e continuerei a testimoniarvi le mie idee, se solo vi fosse una struttura organizzativa tale da permettere alle minoranze interne – previste e tutelate espressamente dallo statuto – di esistere. Ma le articolazioni del partito, ad ogni livello, sono state irreversibilmente annichilite. Erano nuclei potenzialmente capaci di incubare un dissenso e, quindi avrebbero potuto costituire un’insidia alla concezione dominicale – e non associativa – del Partito, di cui il Segretario nazionale pare essersi fatto appassionato interprete. Finanche l’assemblea nazionale, di cui faccio ancora formalmente parte, è stata sempre utilizzata (in quei pochi casi in cui è stata convocata) come un organo di ratifica di decisioni già prese dal suo Demiurgo. Azione infatti si è trasfigurata in una proiezione della capricciosa personalità del suo Segretario, diventando l’inseparabile corpo mistico di Carlo Calenda; lo scrigno in cui custodire il culto di una verità mutevole e sfuggente, tanto quanto imprevedibili, oracolari e indecifrabili sono le sue decisioni. Ma la mia dignità di uomo libero e il mio orgoglio intellettuale, unica peccaminosa concessione alla vanità, mi impongono di rimanere fedele alle mie idee più che ad un uomo, per quanto potente o abile egli possa essere, mettendo fine alla mia esperienza in Azione.

La mia decisione odierna ha avuto una lunghissima gestazione, piena di incertezze e ripensamenti, iniziata quando Calenda provocò – senza alcuna preventiva consultazione degli organi deliberativi del Partito – la fine del Terzo Polo. Il Segretario – con una serie di messaggi di rara e moralistica violenza – ha sbriciolato con pochi tratti di penna quel garantismo di cartapesta dentro il quale aveva istrionicamente messo in scena il suo liberalismo. Quello stesso contegno di virginale purezza morale – smentito, tra le altre cose, dalla presenza in ruoli chiave di Azione di esponenti politici giornalisticamente molto “chiacchierati” – è oggi replicato per giustificare la crociata del Partito contro la lista degli Stati Uniti d’Europa.

Questa crociata, destinata a danneggiare tutta l’area liberaldemocratica (mantenendola divisa, percorsa da sospetti e recriminazioni reciproche), per me rappresenta l’orizzonte degli eventi sul cui crinale Azione è scivolata. È il punto di caduta nel buco nero del populismo terzopolista. E trovo personalmente imbarazzanti le dichiarazioni di Carlo Calenda, ogni giorno più insistenti, sulla imminente creazione di un Partito della Repubblica ispirato alla prima parte della Costituzione. Appare infatti evidente che – a tacere d’altro – si tratta del tentativo di appropriarsi in via esclusiva della Carta, che deve invece restare patrimonio comune di tutti i cittadini e di tutti i partiti politici italiani e che, pertanto, non può e non deve essere strumentalizzata e ridotta a un vessillo di parte.

A questo punto – precorrendo le prevedibili insinuazioni di qualche cortigiano servile e decerebrato – mi preme dire che, almeno per ora, non intendo iscrivermi ad altro partito. Spero piuttosto di poter continuare a lavorare per l’unità dei liberaldemocratici italiani con Rinascimento Azionista, l’associazione che ho contribuito a fondare due anni fa e che presiedo pro tempore.

Da ultimo, dopo l’amara durezza delle riflessioni che ho testé riassunto, penso sarebbe ingeneroso non ringraziare Azione – e quindi anche Carlo Calenda – per avermi dato l’opportunità di sentirmi, almeno fino a un certo punto, parte di un progetto che mi ha permesso di conoscere tante persone di grande qualità. Con queste ultime, ne sono certo, il dialogo proseguirà fecondo e rispettoso, pur nella inevitabile differenza di approccio su alcuni temi e benché i nostri percorsi possano momentaneamente prendere strade diverse.

Con l’auspicio che le nostre parabole esistenziali e politiche tornino presto a incrociarsi, vi prego di voler gradire i miei più cordiali saluti.

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