Soprattutto a beneficio degli amici (e sottolineo amici) di Azione, che si sono scoperti miei severi detrattori basandosi solo sulle agenzie stampa (non sempre fedeli a quanto ho dichiarato), pubblico qui di seguito il testo del mio breve intervento nella conferenza stampa dello scorso 24 aprile nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica.
Mi preme, inoltre, articolare qualche precisazione. Mi esprimerò in prima persona, ma sono certo di interpretare una linea di pensieri non solo mia.
1. Sono uscito da Azione – tra le altre ragioni – perché ho ritenuto eticamente riprovevole militare in un partito e fare campagna elettorale (e votare) per una lista elettorale alla quale quel partito si è rifiutato, con atteggiamento fortemente oppositivo, di dare il proprio contributo. Non ho cessato, solo per questo, di essere un azionista, perché – come ho già affermato più volte – io sono azionista da sempre e non posso rinnegare me stesso. La mia scelta di uscire da Azione, pertanto, è strettamente personale, così come personale è la determinazione di non accettare candidature, almeno fino a quando resterò presidente di Rinascimento Azionista. Non amo la sovraesposizione e non sono alla ricerca di notorietà o di incarichi.
2. Non mi iscriverò – almeno per ora, poi chissà? – a Più Europa, né a Italia Viva. Ho due motivi per non fare questo passo. Il primo è che detesto la pratica delle porte girevoli, in virtù della quale si esce da un partito e, senza soluzione di continuità, si entra in un altro (magari per guadagnarsi una candidatura). Il secondo è che dall’esterno percepisco i tratti organizzativi degli altri partiti. E non mi invogliano a iscrivermi. Sono iscritto da un anno a Libdem Europei, che, tecnicamente, non è un partito politico, ma un’associazione culturale simile a Rinascimento Azionista. Non è detto che, in futuro, non decida di iscrivermi nuovamente ad Azione o di ritirarmi definitivamente a vita privata.
3. Anche se per molti è incomprensibile, la mia decisione di sostenere la lista per gli Stati Uniti d’Europa non equivale ad essersi tesserato con Italia Viva o a Più Europa. Però ho stima e simpatia per molti esponenti sia di Italia Viva, sia di Più Europa. E ci accomunano molte idee. Abbiamo lavorato tutti insieme in occasione delle elezioni amministrative di Roma, e – con la sola Italia Viva – per le politiche del 2022 e le regionali del 2023. Perché oggi dovrei trattarli come miei nemici?
4. L’antipatia per Matteo Renzi sembra annebbiare la lucidità di molti amici di Azione. I quali hanno perso di vista che la politica deve prescindere da questioni personali. Si può nutrire stima e simpatia per un avversario senza sposarne il pensiero e le scelte politiche. E si può detestare qualcuno che ha le nostre stesse idee politiche. Con il primo saremo amici nella vita, ma politicamente avversari; con il secondo, alleati in politica ed estranei nella vita.
5. Rinascimento Azionista è un’associazione culturale, non un partito e tantomeno una caserma. Se il direttivo dell’associazione delibera di sostenere una lista, ciò non vincola tutti gli associati (che non sono tenuti all’obbedienza), né significa che l’associazione aderisca strutturalmente alla lista. Sono consapevole che in molti faticano a comprendere queste distinzioni. Pazienza!, me ne farò una ragione.
6. A chi poi mi chiede di declinare i numeri dei “fuggiaschi” da Azione rispondo che io non ho questi numeri. Non li ho per la semplice ragione che ciascuno di coloro che condividono le mie valutazioni su Azione sceglierà per sé. E tuttavia neppure gli amici di Azione hanno numeri da fornire, perché il direttivo nazionale glieli nega e nessuno sa, esattamente, quanti siano e chi siano gli iscritti e quanti siano e chi siano i disiscritti. Se anche le agenzie di stampa – che hanno molto semplificato – avessero detto che da Azione andavano via cinquecento iscritti forse non avrebbero sbagliato, se non per difetto: tra i fuggitivi occorre ricomprendere chi, come me, si limiterà semplicemente a non rinnovare la tessera del partito per l’anno in corso.
7. Infine, a chi mi rimprovera l’inopportunità della tempistica, faccio presente che la mia uscita dal partito è stata, da ultimo, determinata anche dalla scelta di Azione di correre da sola alle elezioni europee. Quindi era questo il momento di uscire. Ed è stato un gesto personale, come detto, ma non un gesto puramente privato. Piuttosto si è trattato di un atto politico e, come tale, di rilevo pubblico. Del resto, nel momento stesso in cui ho deciso di fare politica attiva ero consapevole che ogni mio gesto avrebbe potuto assumere un valore e una dimensione pubblica. Perciò ho scelto di dare la massima risonanza alla mia decisione per mostrare che si può fare politica anche senza una tessera di partito, senza ruoli e senza candidature. Per pura passione civile.
Testo della conferenza stampa del 24 aprile 2024
Fino a poche ore fa, io, Francesco Capone e Guido Gentile siamo stati componenti dell’Assemblea Nazionale di Azione.
Dopo cinque anni di militanza, non è stato facile abbandonare il Partito. Ma – nell’impossibilità di far valere le nostre ragioni in una sede congressuale – era necessaria un’iniziativa per segnalare il nostro profondo dissenso, sia politico sia organizzativo, con la direzione di Azione. Aggiungo che personalmente non mi sento neppure particolarmente a mio agio qui: avrei preferito restare nel mio studio – tra i codici e i libri che mi sono familiari – e vedere qui, al mio posto, Carlo Calenda. Il quale, invece, ha deciso, unilateralmente e in solitudine, di rifiutare l’invito di Più Europa di far entrare Azione in una lista elettorale comune, spaccando il fronte italiano di Renew Europe.
È una scelta legittima, che però riteniamo miope, sbagliata e dannosa. Una scelta che ha definitivamente ridotto Azione ad un’appendice della personalità del suo segretario, al suo “corpo mistico”, come certifica anche l’ingombrante presenza del nome di Calenda nel nuovo simbolo di Azione.
Dopo aver rifiutato di aderire alla lista per gli Stati Uniti d’Europa, Calenda ha avviato una crociata propagandistica dai toni aspri, populistici e antipolitici. Questi accenti settari, da guerra santa, sono francamente imbarazzanti per dei laici come noi, che ritengono prioritaria e irrinunciabile – soprattutto in questo momento storico – la pragmatica cooperazione, nel dialogo e nel confronto civile, tra tutti i liberali.
Per questo oggi noi ci affranchiamo da questa perversa logica tribale e manichea e siamo qui per portare il nostro contributo di impegno e di intelligenza alla lista per gli Stati Uniti d’Europa.
Si tratta di una lista di scopo, lo sappiamo bene, anche se noi di Rinascimento Azionista non disperiamo che, dopo le elezioni europee, possa essere l’inizio di qualcos’altro. Ma se lo scopo è quello di ridare forza al disegno preconizzato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni durante il tempo doloroso del loro confino a Ventotene; se lo scopo è quello di dare vita ad uno stato federale dei cittadini e non a un “circolo” delle nazioni, allora si tratta di uno scopo nobile, che vale la pena di sostenere con generosità, mettendo in secondo piano ogni vanità e velleità personale.
