Lo scorso 28 giugno è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge – fortemente voluta dalla Lega – che regola la nuova autonomia differenziata delle regioni. Lo stesso giorno, il Corriere ha pubblicato un’intervista di Maria Teresa Meli a Carlo Calenda, in cui il segretario di Azione afferma, testualmente, che «noi ci opponiamo vigorosamente a queste riforme sbagliate e mal scritte».
Pur condividendo appieno l’opinione di Calenda, i numeri rivelano che questa «vigorosa opposizione» esiste solo nelle sue interviste.
Il 23 gennaio, in Senato, il testo è stato approvato con l’astensione di Marco Lombardo e Giusy Versace, nonché – udite, udite! – con il voto favorevole della vice-segretaria (e portavoce) di Azione, Mariastella Gelmini. Calenda – evidentemente trattenuto dai suoi impegni televisivi – non ha ritenuto importante essere presente e non ha votato. Successivamente, il 19 giugno, il testo già varato dal Senato è stato licenziato dalla Camera con il voto contrario di Elena Bonetti, Ettore Rosato e Antonio D’Alessio. Enrico Costa e Matteo Richetti erano in missione. Gli altri sette deputati di Azione – a partire della presidente di Azione, Mara Carfagna – non hanno partecipato al voto. Quindi i sedici parlamentari di Azione, al netto dei non votanti, hanno espresso tre voti contrari e un voto favorevole.
Suggerisco a Calenda di fare più attenzione alle sue dichiarazioni e di evitare di propagandare le contraddizioni interne di Azione – che la stanno riducendo a involontaria e silenziosa fiancheggiatrice dei più indigeribili progetti del Governo Meloni – come «vigorosa opposizione».
