Sono le 7.15 e mi trovo alla Stazione Ostiense di Roma. Sono in attesa dell’Intercity 37646. Ho udienza a Grosseto alle 10.30 e ho pensato di andare in treno. Quello che ho prenotato serebbe dovuto partire alle 6.49. Quando sono arrivato in stazione, alle 6.35, era già atteso con 40 minuti di ritardo, a causa di lavori di manutenzione. Alle 7.00 il ritardo era salito a 45 minuti. Alle 7.15 veniva vaticinato un ritardo di 70 minuti. Se tutto va bene, forse, per le 8.00 partiremo. E, poiché il tragitto tra Roma e Grosseto dovrebbe essere percorso in circa 100 minuti, temo che l’attesa sarà lunga quanto il viaggio.
Annoto con stupore che nella stazione Ostiense di Roma ci sono 15 binari e nessuna sala d’attesa: le uniche sedie disponibili sono piazzate sulle pensiline, all’aria fresca, alla calura, alla pioggia o al vento, a seconda del clima stagionale. Se i treni fossero tutti puntuali il problema non si porrebbe. Ma la puntualità è una variabile indipendente del viaggio. Scelgo perciò di restare in piedi, sperando di trovare un posto a sedere sul treno, se e quando arriverà.
Sabato 23 novembre 2024 ero diretto a Milano. Sarei dovuto tornare il giorno dopo a Roma. Avevo tempestivamente acquistato i biglietti per andare e tornare in Treno. A causa di uno sciopero proclamato pochi giorni prima, nessuno sapeva quali treni sarebbero stati garantiti e quali soppressi. Ho deciso di andare in automobile e ho tentato la strada del rimborso del biglietto. Ma sembra che i miei treni non siano stati soppressi, anche se quello da Roma a Milano ha registrato 80 minuti di ritardo. Soldi buttati, dunque.
In queste condizioni di perfetta disorganizzazione sento alcuni – evidentemente dissociati dal mondo reale – straparlare di transizione ecologica, di superamento del trasporto privato e di abbandono dei motori endotermici. Io non amo guidare e penso che l’acquisto di una automobile siano soldi buttati: se esistessero dei dignitosi servizi di trasporto pubblico (non necessariamente gestiti dal… pubblico) li userei molto volentieri. Purtroppo, però, chi, come me, è tenuto a muoversi per l’esercizio di un’attività professionale, non può fare alcun affidamento sulle linee ferroviarie e deve possedere almeno un’automobile con motore endotermico affidabile. Le ferrovie, infatti, sembrano pensate e gestite per soddisfare le esigenze di turisti rilassati e di sfaccendati senza orario e senza scadenze.
Nel frattempo i minuti di ritardo sono diventati 80, ho le mani gelate e ho perso la sensibilità della gamba destra. Spero di arrivare a Grosseto prima che chiudano il tribunale. Ma, nel caso contrario, Rete Ferroviaria Italiana, Trenitalia e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti risarciranno il tempo perduto e i danni subiti da me e dal mio cliente?
