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Mozione

Per il garantismo giudiziario civile e la promozione dell’effettività della tutela giurisdizionale dei diritti (1)

PREMESSO:

– Che nell’assiologia di ogni liberaldemocratico ha un posto privilegiato il garantismo giudiziario e, dunque, il perseguimento di una giustizia che garantisca il rispetto dei principi del giusto processo (art. 111 Cost.) e dell’effettività della tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.);
– Che nell’ultimo trentennio, con riguardo alla giustizia penale, nel dibattito politico e nell’opinione pubblica ha assunto particolare rilievo il tema del garantismo e la connessa questione della separazione dei ruoli (sub specie di funzioni o carriere) dei magistrati requirenti e di quelli giudicanti;
– Che, al contrario, malgrado le innumerevoli e sostanzialmente inutili riforme susseguitesi convulsamente e contraddittoriamente dal 1990 a oggi, la giustizia civile e i problemi dell’organico dell’ordine giudiziario sono stati sostanzialmente ignorati dalla pubblica opinione e di conseguenza hanno destato scarsa attenzione anche nella politica;
– Che, tuttavia, gli osservatori più attenti hanno evidenziato da tempo che i cronici malfunzionamenti della giustizia civile rappresentano in Italia – insieme alla criminalità organizzata e alle asperità del sistema tributario e della burocrazia amministrativa – uno dei maggiori ostacoli sia alla crescita economica del Paese (disincentivando la crescita dimensionale delle imprese, lo sviluppo di un ampio mercato del credito e l’aumento degli investimenti esteri), sia al conseguimento di una reale parità di trattamento dei cittadini dinanzi alla legge;
– Che investendo da anni pressappoco 6,5 miliardi di euro l’anno – cioè la stessa quota di PIL (±0,30%) che investono gli altri paesi europei nel servizio giustizia – a dispetto di qualche piccolo (e del tutto insufficiente) passo avanti compiuto nell’abbreviazione dei tempi medi di definizione dei processi civili, l’Italia è ancora molto distante dall’attingere risultati paragonabili a quelli del resto dell’Europa, come emerge dall’ultimo rapporto curato dal Consiglio d’Europa nel 2024;
– Che nello sforzo di smaltire l’arretrato e di limitare il crescere delle sopravvenienze, i rimedi finora messi in atto sono sostanzialmente volti a scoraggiare o a ritardare il ricorso all’autorità giudiziaria, attraverso “filtri di accesso” di varia natura (mediazione e negoziazione obbligatori, aumento continuo del contributo unificato) che pesano economicamente su chi lamenta la violazione di un proprio diritto;
– Che tale situazione finisce per aggravare la sensazione di disparità tra cittadini che, per censo, possono permettersi di adire un tribunale e cittadini che, invece, non possono permetterselo e devono rinunciare a fare valere in giudizio i propri diritti;
– Che infatti, dal 2010 a oggi – come emerge dai rilievi statistici sia del Ministero della Giustizia, sia dal rapporto del Consiglio d’Europa – si è avuta una rilevantissima riduzione dei procedimenti civili, a cui, però, non ha fatto seguito una altrettanto rilevante riduzione dei tempi di definizione degli stessi procedimenti;
– Che nonostante gli investimenti propiziati dal PNRR la situazione della giustizia – in particolare di quella civile – non appare migliorata;

CONSIDERATO:

– Che è oramai è largamente condiviso, tra gli studiosi e gli operatori della giustizia civile, il giudizio di sostanziale inutilità e dannosità delle continue riforme dei riti;
– Che tali riforme sono, in effetti, diventate un cantiere perpetuamente aperto, a discapito di chi invoca la tutela giurisdizionale dei propri diritti, che si trova sottoposto non solo alle normali incertezze del giudizio, ma anche alle continue trasformazioni delle regole processuali che creano disorientamento e confusione in tutti gli operatori;
– Che quindi appare decisivo, almeno in prima battuta, arrestare il torrenziale flusso di riforme processuali, far cessare la conflittualità tra potere politico e ordine giudiziario e mettere in atto, in uno spirito di leale collaborazione tra poteri dello Stato, tre azioni fin qui quasi del tutto trascurate:
A) la revisione della spesa nel comparto del servizio giustizia;
B) il reclutamento delle risorse umane necessarie a coprire le attuali piante organiche della magistratura ordinaria, togata e non togata, e di quelle del personale ausiliario;
C) la successiva, pianificazione di un eventuale ulteriore ampliamento degli organici della magistratura ordinaria, sia togata sia onoraria;
– Che gli attuali organici risultano, infatti, ampiamente scoperti, tanto che su 10.771 magistrati togati previsti in organico (cfr. la tabella allegata al d.l. 118/2021), ve ne sono 8.602 in servizio (con oltre 2.000 posti vacanti) e che su 6.189 magistrati onorari (tra giudici di pace e giudici onorati di tribunale) astrattamente in organico, ne risultano vacanti oltre la metà (circa 3.550), come emerge dai dati aggiornati forniti dal Consiglio Superiore della Magistratura;
– Che queste gravissime carenze di organico provocano, sui magistrati effettivamente in servizio, dei sovraccarichi di lavoro del tutto incompatibili con la delicatezza delle funzioni giudiziarie, costringendo gli stessi magistrati a tassi di produttività quantitativamente ben più alti della media europea a tutto discapito della qualità dei loro provvedimenti;
– Che un’oculata revisione, con successiva ottimizzazione, della spesa può liberare risorse economiche rilevanti per finanziare (in tutto in parte) l’assunzione del personale necessario a sopperire alle attuali carenze di organico, giacché il reclutamento di 2000 magistrati togati avrebbe un costo per lo Stato non superiore a circa 350 milioni di euro l’anno, e la nomina di almeno altrettanti magistrati onorari (in parte con funzioni svolte in via esclusiva e in parte con funzioni svolte in via non esclusiva) avrebbe un costo per lo Stato non superiore a circa 150 milioni di euro l’anno;
– Che la ipotizzata spesa di circa 500 milioni di euro l’anno (da cui detrarre i risparmi ottenuti dalla revisione della spesa attuale) avrebbero il rilevante effetto di distribuire il carico dei procedimenti (sia civili sia penali) su una più ampia platea di magistrati, a ciascuno dei quali – mantenendo l’attuale, eccellente tasso di produttività – sarebbe finalmente consentito di concentrarsi su un numero minore di pratiche rispetto ad ora e di ridurre i tempi di definizione dei procedimenti loro assegnati (con la speranza che anche i loro provvedimenti migliorino qualitativamente);
– Che il reclutamento di nuovi magistrati (e possibilmente di nuovo personale ausiliario), nei termini fin qui illustrati, avrebbe un effetto moltiplicatore di gran lunga superiore alla spesa affrontata, senza la necessità di aumentare ulteriormente il livello del contributo unificato;
– Che, infatti, alcuni studi svolti stimano che le lentezze e le incertezze della giustizia italiana incidano sul PIL nazionale per una quota non inferiore all’1%, sicché una spesa ragionevolmente contenuta (di circa 500 milioni di euro) investita sul comparto della giustizia sarebbe in grado di generare una capacità espansiva, per la produzione nazionale, decisamente rilevante (con positive ricadute anche sul gettito erariale);
– Che una volta entrato a regime il completamento degli organici, occorrerà appurare la sua incidenza sullo smaltimento dell’arretrato e la sua capacità di fronteggiare le sopravvenienze, valutando, all’esito di tali rilievi, la possibilità di aumentare ulteriormente gli stessi organici (in particolare quelli della magistratura onoraria, la cui sfera di competenza è in espansione), onde innalzare il rapporto tra numero dei magistrati e numero degli abitanti (attualmente più basso rispetto alla media europea, in base alle stime prodotte dal Consiglio d’Europa);

tutto ciò premesso e considerato, i delegati del primo congresso del Partito Liberaldemocratico, riuniti in San Lazzaro di Savena (BO), il 28 giugno 2025

DELIBERANO:

di dare mandato al Segretario, alla Segreteria e alla Direzione nazionale del Partito, nell’ambito delle rispettive competenze, a svolgere le seguenti attività:
A) assumere le più idonee iniziative politiche e di sviluppo programmatico sui temi del garantismo giudiziario civile (e non solo penale) e dell’effettività della tutela giurisdizionale dei diritti, con specifico, ancorché non esclusivo, riferimento al problema delle rilevanti scoperture degli organici dei magistrati, sia togati sia onorari, e del personale ausiliario;
B) dotarsi, a tal fine, di un gruppo di lavoro interno, che faccia riferimento diretto al Segretario e ai componenti della Segreteria muniti delle specifiche deleghe, che possa curare una o più iniziative – sotto forma di atti di sindacato ispettivo o di proposte di legge – riguardanti la revisione della spesa del comparto giustizia, il reclutamento dei magistrati per la completa copertura delle piante organiche, le eventuali riforme delle leggi concernenti l’ordinamento giudiziario;
C) avviare una o più campagne di comunicazione e sensibilizzazione che – senza portare ulteriore alimento alla già alta conflittualità tra politica e ordine giudiziario – sia volta a focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi della scopertura degli organici nel settore della giustizia, della ragionevole durata dei processi e della effettività della tutela giurisdizionale dei diritti.

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(1) Testo della mozione presentato a Bologna, il 28 giugno 2025, al Congresso del Partito Liberaldemocratico.

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