Salta al contenuto

Crocifisso e identita nazionale

«Togliere il crocifisso dalla scuola è un segnale che ci rende deboli. Se siamo forti della nostra identità perché dovremmo avere paura di inglobare? Io voglio avere più italiani perché c’è bisogno anche di manodopera.»
Antonio Tajani (dal Corriere della Sera di oggi).

Siamo a un livello di confusione mentale tale da ritenere che i simboli di una religione che ha sempre aspirato all’universalità possano identificare una cultura nazionale. Quindi, delle due l’una: o l’identità nazionale italiana ha aspirazioni universalistiche, sicché tutti i cristiani sono, solo per questo, tendenzialmente italiani, oppure la identità italiana si dissolve in una cultura più ampia, il cristianesimo, istituzionalmente priva di frontiere e di cittadinanza.

Tajani poi dimentica la sentenza pronunciata nel 2011 dalla CEDU: il crocifisso può restare alle pareti delle scuole pubbliche in quanto «simbolo passivo», capace di assumere il significato che gli viene proiettato da chi lo vede.

Il crocifisso, insomma, è ostensibile nelle scuole e nei tribunali in quanto privo di una forza attiva di trasmissione di un messaggio. Il mondo cattolico italiano salutò con tripudio, all’epoca, la decisione, senza capire che decretava il tramonto del crocifisso come portatore attivo di un orizzonte di significato.

Comunque la si voglia leggere, dunque, l’affermazione di Tajani appare una inutile petizione di principio senza alcun fondamento, perché intrinsecamente auto-contraddittoria.

Lascia un commento