Ricorre oggi il cinquantesimo anniversario della L. 898/1970 che ha introdotto in Italia la disciplina del divorzio, grazie all’iniziativa e alla pervicacia dei partiti laici di allora (il PSI, il PRI e il PLI) e all’intraprendenza del socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini.
La legge 898, infatti, rappresentò il primo passo verso la modernizzazione della società italiana e un importante snodo nel percorso di emancipazione della condizione femminile. E fu il preludio della riforma del diritto di famiglia del 1975 (ispirata e favorita dal repubblicano, ed ex azionista, Oronzo Reale, che già aveva avuto un ruolo di spicco nell’iter dell’approvazione della legge sul divorzio). Queste riforme adeguarono, finalmente, l’ordinamento del matrimonio al dettato della Costituzione repubblicana, cancellando l’impostazione autoritaria e pubblicistica che il fascismo aveva dato alla famiglia. La laicità e la modernità – caratteri che non debbono essere confusi con l’anticlericalismo o con l’irreligiosità – si imposero su una concezione del matrimonio dogmatica e antimoderna (ma anche antistorica, visto che nel diritto romano il divorzio era pacificamente ammesso). E il “Paese legale” si ricongiunse con il “Paese reale”.
Fu, dunque, l’avvio di una stagione di riforme dalla chiara impronta liberalsocialista.
La legge 898 non risentiva di ideologie (tanto è vero che anche il PCI – ancora legato alla retorica della lotta di classe – fu inizialmente ostile all’introduzione del divorzio) ma aveva il solo scopo di aumentare la libertà dei cittadini: tutti avrebbero potuto perseguire la propria felicità affettiva in autonomia e il divorzio non sarebbe più stato un privilegio per i ricchi (che lo ottenevano all’estero per poi farlo riconoscere in Italia). Si trattò di una rivoluzione copernicana, perché la legge 898 dava davvero a tutti – ricchi o poveri, borghesi o proletari, uomini o donne – le stesse opportunità. Il divorzio, in Italia, introdusse dunque una misura di giustizia sociale che, nei rapporti familiari tra uomini e donne, era completamente assente.
Come ci ricorda ogni giorno la lettura delle pagine dei giornali, la strada da fare per conseguire un’effettiva parità di genere è ancora lunga. Ma in Italia quella strada è stata imboccata il 1° dicembre 1970.
