Obiettivi del MES.
Il Meccanismo Europeo di Stabilità ha lo scopo di fornire prestiti (a titolo oneroso) a sostegno della stabilità finanziaria degli stati dell’Eurozona, allorché gli stessi stati abbiano gravi difficoltà finanziarie. Gli strumenti utilizzabili sono diversi, tra i quali, ai nostri fini, è importante menzionale:
a) il prestito agli stati in grave crisi finanziaria;
b) le linee di credito preventivo per prevenire situazioni di crisi.
Va sottolineato che il MES entra in gioco solo se uno Stato ne fa espressamente richiesta (quindi l’intervento non è coattivo), allorché:
a) non riesce più a fronteggiare autonomamente il proprio fabbisogno finanziario (cioè non riesce più a trovare qualcuno che ne acquisti, a condizioni sostenibili, il debito pubblico) e abbia un debito pubblico insostenibile;
b) rischia una futura crisi per una situazione emergenziale, nonostante abbia una solida condizione finanziaria e di bilancio.
Nel primo caso si attiverà il prestito per fronteggiare le gravi crisi finanziarie; nel secondo caso si ricorrerà al credito preventivo.
Se uno stato richiede un prestito del MES per una crisi in corso, significa, dunque, che i titoli del proprio debito pubblico non sono più apprezzati dal mercato (disposto ad acquistarli a tassi di interesse esorbitanti). Questo indicatore è rappresentato dallo spread: più è elevato, minori sono le possibilità di collocare sul mercato i titoli del debito pubblico. Il MES eroga un prestito a condizione (ecco la condizionalità!) che lo stato approvi un programma di interventi di riequilibrio macroecronomico.
Se uno stato richiede l’apertura di una linea di credito preventivo, significa, invece, che lo stato non è in crisi, ma intende scongiurare una possibile, futura crisi. In tal caso (ecco la condizionalità!) lo stato beneficiario del prestito dovrà adottare misure correttive dirette a evitare futuri problemi nell’accesso ai mercati finanziari (ad esempio, risanare un debito pubblico eccessivo).
Capitale di rischio vs capitale di credito.
Il MES ha un capitale di 700 miliardi di euro, interamente sottoscritto (ma non interamente versato) dagli stati membri. Questi hanno versato, complessivamente, solo 80 miliardi. A questo capitale (di rischio) si aggiunge il capitale (di credito) che il MES rastrella sul mercato attraverso finanziamenti. Nessuno stato membro (né l’UE) si fa, dunque, carico del debito di altri stati (art. 125 TFUE). Il MES utilizza le proprie risorse per emettere propri titoli (a tassi decisamente più bassi di quelli che potrebbe praticare lo stato beneficiario del prestito) e concedere prestiti onerosi agli stati membri.
Democrazia vs plutocrazia.
Il MES non è un organismo politico-istituzionale dell’UE, ma è una istituzione finanziaria internazionale. Semplificando, possiamo dire che è una specie di società tra gli stati che adottano l’Euro come valuta. Il Trattato MES (art. 4), infatti, prevede che i soci abbiano diritto di voto in proporzione alle quote di capitale possedute. In questo meccanismo non c’è alcunché di anomalo o di antidemocratico, visto che il funzionamento è il medesimo delle società di capitali (spa e srl) ed è compensato da tre contrappesi.
Il primo è costituito dal fatto che nessuno stato aderente al MES può decidere da solo: la Germania, che ha la quota maggiore, si ferma al 26,9% delle quote, poi la Francia (con il 20,2%), terza l’Italia (con il 17,7%), quarta la Spagna (con l’11,8%), quinta l’Olanda (con il 5,6%) e poi tutti gli altri, con quote decrescenti. Il secondo contrappeso è rappresentato dalla possibilità di ripartire tra gli stati membri gli utili di gestione (art. 23 Trattato MES). Il terzo – e più importante – è dato dal fatto che le condizioni a cui è sottoposto il prestito del MES non sono stabilite dallo stesso MES, ma sono concordate tra lo stato e la Commissione europea, la BCE e il FMI (la cosiddetta Troika). E la Commissione europea (che è l’organo che decide) non segue il principio plutocratico, ma quello democratico.
Le “condizionalità”.
Le condizioni per accedere al prestito sono, dunque, stabilite d’accordo tra stato beneficiario e Commissione europea.
Le critiche che, da più parti, sono state mosse agli interventi operati in Grecia (e che hanno depresso ulteriormente la situazione economica ellenica) hanno sicuramente qualche buona ragione per essere ascoltate: mirare solo a tenere sotto controllo l’inflazione e il debito pubblico, senza alcuna politica espansiva si è rivelato un errore. La Grecia, però, ha avuto accesso al prestito per una grave crisi attuale (e non per evitare una possibile crisi futura), aggravata dalla consapevole falsificazione dei bilanci da parte del Governo di Atene. La sua situazione era disperata.
Giova evidenziare, in ogni caso, che le “condizionalità” concordate inizialmente possono essere modificate in corso d’opera – sempre d’intesa tra Commissione europea e stato beneficiario del prestito – alla luce degli effetti ottenuti e dell’evoluzione del quadro macroeconomico (art. 7.5 Reg. EU n. 472/2013). Le condizioni sono considerate una forma di garanzia di restituzione del prestito e l’art. 136.3 TFUE dispone che l’accesso al MES sarà sempre soggetto «a una rigorosa condizionalità». La disposizione può essere intesa in diverso modo, a seconda che l’aggettivo “rigorosa” sia intesa come “rigida”, come “severa” o come “scrupolosa”. Essendo (come detto) modificabili nel tempo, le condizioni non sono certamente rigide (avendo, al contrario, la caratteristica dell’elasticità); e mirando a risollevare l’equilibrio finanziario di uno stato non dovrebbero essere neppure severe (perché non hanno un fine persecutorio o punitivo). Le “condizionalità”, pertanto dovranno essere concordate e osservate “scrupolosamente”. Ma l’art. 136.3 TFUE non dice di cosa si tratti, sicché gli stati dell’Eurogruppo possono ben concordare di richiedere agli stati beneficiari del MES, in circostanze particolari, delle “condizionalità” lievi (ma non per questo poco scrupolose).
Nella riunione dell’Eurogruppo dello scorso 9 aprile si è stabilito di consentire l’accesso al «credito precauzionale» a due sole “rigorose condizionalità”: a) che il prestito abbia un ammontare massimo pari al 2% del PIL dello stato beneficiario; b) che il prestito sia utilizzato «per supportare il finanziamento dei costi diretti e indiretti, correlati alla crisi da Covid 19, del sistema sanitario, di cura e prevenzione».
A chi giova il prestito del MES.
I detrattori del MES evidenziano che – nei casi in cui è intervenuto il prestito (e in particolare in Grecia) – i denaro erogato ha, per oltre l’80%, beneficiato il sistema bancario greco. Questo – essendo fortemente indebitato con le banche tedesche e francesi – ha iniziato a rimborsare i prestiti ricevuti. In conclusione, dunque, il MES avrebbe beneficiato i banchieri tedeschi e francesi. La circostanza è vera, ma la sua interpretazione è parziale e distorsiva: se non fossero risanate (anche solo parzialmente) le sofferenze del sistema bancario, i risparmi della gente comune andrebbero persi, si rischierebbe la crisi delle banche che in passato hanno erogato prestiti e, di conseguenza, si metterebbe a rischio l’economia di tutta l’Europa, con conseguenze inimmaginabili.
