«Il partito si riconosce tutto in un unico leader, Berlusconi, e l’unica linea politica è la sua. Orientamenti personali non ne condizionano il percorso.»
Il nuovo capogruppo alla Camera di Forza Italia, intervistato dal Corriere della sera, si spertica in peana e canti di osanna per Silvio Berlusconi, signore e padrone del partito, di cui è unico leader e unico decisore.
Forza Italia è un conclamato antimodello partitico, perché rinnega da sempre e sistematicamente il modello astratto posto dall’art. 49 Cost., secondo il quale i cittadini hanno il diritto di associarsi in partiti politici per contribuire a determinare la politica nazionale con metodo democratico. Ma in Forza Italia nessuno può interferire con la volontà del leader, la cui posizione e le cui scelte (sia politiche, sia organizzative) sono indiscutibili. Sicché, nel partito di Berlusconi il “metodo democratico” non ha mai avuto diritto di cittadinanza, come si arguisce anche dalla circostanza che il suo circuito di fedelissimi resta tale finché gode della simpatia e del favore del leader. Le scelte, le opinioni, i sentimenti dei militanti di base non hanno alcuna rilevanza. Anzi: non è contemplata neppure la possibilità che abbiano una qualche rilevanza.
Purtroppo l’antimodello berlusconiano ha fatto scuola, provocando la proliferazione di partiti e movimenti che mirano a determinare la politica nazionale calpestando, al loro interno, le liturgie e le dialettiche democratiche. Il pluralismo è bandito. Chi non concorda con il capo può andarsene. Il leader ha sempre ragione e guai a contraddirlo!
Il timore è che il paternalismo (nel migliore dei casi) e il dispotismo (nel peggiore) che alcuni leader esercitano nei loro partiti escano dalle segreterie dei loro stessi partiti e si insedino stabilmente nei Palazzi delle Repubblica. D’altronde il fascismo – come insegnava Piero Gobetti – è l’autobiografia della Nazione.
E, parafrasando Ettore Petrolini, potrei dire che non ce l’ho con i satrapi e i ducetti di partito che pontificano dai loro pulpiti; ce l’ho con quelli che li affiancano, perché, invece di adularli e assecondarli vigliaccamente, dovrebbero assumersi la responsabilità di buttarli giù dal pulpito. Ma, si sa, la servile cortigianeria è una delle grandi virtù della politica. E noi italiani ne siamo maestri indiscussi.
