Il ministro Salvini vive ore di orgoglio e di compiacimento per il varo del nuovo Codice degli appalti pubblici. Il leader leghista si vanta di essere il padre di questa riforma. Una riforma, in verità, fortemente contestata da una parte del mondo sindacale (CGIL e UIL), che però “sdrammatizza” le procedure per gli affidamenti di valore compreso tra i 150.000 e i 5.000.000 di euro.
Ma ciò che voglio evidenziare oggi non è la (asserita) bontà della riforma, ma proprio la spavalderia impettita del Ministro leghista, che si accredita come l’autore della riforma stessa, presentandola come una sua iniziativa: una riforma a suo dire attesa da anni, che solo grazie a lui e al Governo Meloni ha potuto vedere la luce.
Si tratta di una presentazione tanto trionfalistica quanto sostanzialmente inveritiera: la nuova disciplina è stata infatti adottata seguendo i criteri e i principi direttivi posti da una legge delega approvata nel giugno 2022, regnante Mario Draghi. La delega era stata sostanzialmente indotta dal rispetto delle condizioni del PNRR e la materiale scrittura delle nuove regole era stata immediatamente affidata ai magistrati del Consiglio di Stato. La commissione che ha redatto l’articolato è infatti stata nominata il 4 luglio 2022 dal compianto Franco Frattini, all’epoca presidente del Consiglio di Stato. E il testo della riforma è praticamente pronto dall’ottobre 2022.
A voler essere generosi, dunque, si può ritenere che Salvini – entrato in carica come Ministro il 22 ottobre – si sia limitato a leggere una sintesi di presentazione della legge delegata, già apprestata da altri, in modo da poterla presentare al Consiglio dei ministri per l’approvazione. La stessa sintesi si è poi, verosimilmente, trasformata nel comunicato stampa che chiunque di noi ha potuto leggere sui giornali di ieri.
Appare perciò difficile sostenere che Salvini sia l’ispiratore del nuovo codice. Ma lui, con una invidiabile faccia di bronzo, si continua a pavoneggiare con le piume degli altri. E con lui tutto il Governo Meloni, benché questo risultato sia stato attinto grazie a una legge delega tenacemente avversata da Fratelli d’Italia. Il 14 giugno 2022, infatti, il partito di Giorgia Meloni si è opposto all’approvazione della legge delega, annunciando nell’aula del Senato il suo voto contrario attraverso la voce dell’allora senatore Massimo Ruspandini.
E mentre Salvini ostenta la sua ruota di piume in prestito, i Fratelli d’Italia – con supremo senso di opportunismo e rinnegando la loro sbandierata coerenza – si appropriano dei frutti attinti dall’odiato Governo Draghi.
