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Un partito nell’asse

È la prima volta, a mia memoria, che in un asse ereditario – il patrimonio relitto dal de cuius – vi si trovi un partito politico. All’apertura di una successione, infatti, occorre stabilire a chi si trasmettano i diritti sui beni e sui crediti del defunto e su chi gravino i suoi debiti. Ma non è previsto che si trasmetta il dominio su un’associazione politica. Forza Italia si trova ad essere il caso pilota di questa singolare ed inedita vicenda successoria, con gli eredi e i legatari (o aspiranti tali) in trepidante attesa dell’apertura del testamento di Berlusconi. Esecutore testamentario, per ora, pare sia stato designato Tajani. Ma i rapporti tra successori si annunciano burrascosi e il povero esecutore non avrà un compito facile da svolgere.

Il definitivo consolidamento di questo eccentrico lascito – il partito politico – sembra si avrà nel 2024, dopo le elezioni europee, allorché verrà celebrato il primo “vero” congresso di Forza Italia. Questo aggettivo – “vero” – riferito ad un congresso di un partito di proprietà privata suona decisamente… falso. E il fatto che la sua “autenticità” sia rivendicata con così grande anticipo e con tanta enfasi, lascia intendere che si tratterà della solita pantomima pianificata a tavolino: un mero rito di spartizione delle spoglie mortali del corpo mistico-politico dell’ex Cavaliere.

Purtroppo temo che non sarà l’unico congresso “vero” che si terrà nel 2024, perché in Italia di partiti “veri” ce n’è più d’uno. L’esempio – decisamente vizioso – di Forza Italia è stato infatti goffamente replicato senza talento. Senza quel talento (e quell’umanità fin troppo umana) che Berlusconi innegabilmente possedeva e che, però, neppure lui ha potuto trasformare in un bene trasmissibile a causa di morte.

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