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Un nuovo “Terzo Polo”?

Malgrado il mio attuale, grande scetticismo nei confronti dei progetti terzopolisti che siano promossi da dirigenti apicali di Azione e Italia Viva, ho egualmente voluto sottoscrivere l’appello di Enrico Costa e Luigi Marattin. Nel testo dell’appello ci sono diverse ombre e devo fare ricorso a tutto il mio ottimismo della volontà per dar maggior credito alle luci, che pure si intravedono.

Di questa iniziativa sto discutendo vivacemente con gli associati di Rinascimento Azionista: c’è chi manifesta la più totale sfiducia e chi si proclama pronto a questa nuova avventura con entusiasmo.

Personalmente, il passaggio dell’appello che ritengo determinante è il seguente:
«Il progetto deve essere fondato su un preciso impianto politico-culturale relativo ad una precisa visione – liberal-democratica e riformatrice – della società italiana. Questo percorso non può iniziare partendo dai nomi, dai diritti di prelazione, da improbabili primarie e da fantomatici “federatori”. Si continuerebbe a perpetuare un difetto che ha corroso la politica italiana negli ultimi trent’anni: focalizzarci su “chi” piuttosto che sul “cosa” e sul “come”. I protagonisti, a tutti i livelli, di questo progetto devono comprendere che insieme si raggiunge di più della somma di quanto ognuno raggiunge da solo. Occorre solo ristabilire la fiducia, mettere al bando i personalismi fini a sé stessi, e ricominciare dalla necessità di una prospettiva politica».

Il resto dell’appello – al netto della retorica e di alcuni passaggi un po’ fumosi – lo trovo meno stimolante. Soprattutto dove si legge che si vuol trovare anche una terza via tra il partito “pesante” della Prima Repubblica e il partito “leggero” della Seconda Repubblica. Questo terzismo a ogni costo, francamente, mi pare del tutto inconsistente. Tanto più che la Costituzione italiana (all’art 49) tratteggia un modello di partito (associazione di cittadini che con metodo democratico concorre alla determinazione della politica nazionale) che non è né pesante né leggero: è corale e plurale.

Malgrado tutto ciò, voglio dar credito all’intendimento di Enrico e Luigi di creare, dal basso, una organizzazione fondata su un chiaro impianto politico-culturale, che vada oltre il velleitarismo di costringere insieme socialisti, popolari e liberali, o – peggio! – di dar vita all’ennesimo progetto verticistico-padronale in cui gli associati servono solo a sbandierare e applaudire l’incontestabile e infallibile leader.

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