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L’opportunismo degli imboscati

Il referendum sull’autonomia lanciato da Landini e entusiasticamente rilanciato da tutte le forze di opposizione tranne Azione è sbagliato per ragioni pragmatiche. Per raggiungere il quorum dovremmo portare a votare tredici milioni circa di italiani in più rispetto a quelli che hanno votato alle europee i partiti che lo propongono. Di fatto hanno scelto il campo più vantaggioso per la destra per combattere questa battaglia. I voti di destra si salderanno con l’astensione. (Carlo Calenda)

A me pare che i “calcoli” di Azione sul referendum siano semplicemente sbagliati. Non solo non c’è mai stato alcun nesso di stretta correlazione tra elezioni politiche e referendum, ma ci si dimentica che l’astensionismo maggiore, nelle elezioni politiche e amministrative, si registra nelle regioni meridionali e nelle isole. Cioè proprio dove l’autonomia differenziata produrrà i danni più rilevanti. Battersi a viso aperto contro questa riforma ingiustamente disegualitaria potrà solo portare un incremento dei consensi per chi saprà conquistarseli.

Il fragile paravento retorico del pragmatismo, che sconsiglierebbe ad Azione un impegno referendario attivo, in questo caso a me pare riveli un grave deficit nel rapporto con gli elettori e con il territorio, soprattutto al sud. Parlo di quel meridione italiano dove tradizionalmente il bacino degli elettori moderati è sempre stato molto vasto. Senza considerare che, in questo caso, ci sarebbero moltissimi elettori – anche di destra – pronti a sostenere l’abrogazione dell’autonomia differenziata. Questa sarebbe una grande occasione, dunque, per Azione, che necessita di rimarginare le lacerazioni prodotte con i suoi elettori e che dovrebbe ritornare agli originari obiettivi liberali di progressismo civico e non di snobismo elitario.

Rinunciare a priori a sostenere con impegno un referendum sulle diseguaglianze, indotte da una politica iniqua, che discriminano tra cittadini di serie A e di serie B, significa abdicare al ruolo di promotori dei diritti sociali e delle pari opportunità per tutti. Significa vanificare tutti i nobili programmi su scuola, sanità, lavoro (materie che finirebbero subito nel tritacarne dell’autonomia differenziata). Significa fiancheggiare surrettiziamente il darwinismo sociale e l’antimeridionalismo leghista.

Infine, se al voto referendario dovesse prevalere l’astensionismo, cosa cambierebbe per Azione? Dopo una sequenza di sconfitte cocenti, maturate in conseguenza di scelte politiche a mio avviso molto discutibili, credo possa essere tollerabile il rischio di una sconfitta per aver finalmente combattuto una battaglia giusta, a favore dei diritti (sociali) di tutti e non dei privilegi di una parte. Invece, nel contegno di attendismo tattico, di astuzia mimetica che Azione si propone di tenere (non entrando nel comitato promotore del referendum, ma dichiarandosi genericamente contro l’autonomia differenziata) non ci sono rischi, ma non c’è neppure alcuna virtù repubblicana, non c’è alcun merito, non c’è alcun coraggio. C’è solo l’opportunismo degli imboscati.

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