Salta al contenuto

La città dei quindici minuti

Giovedì 25 luglio. Esco di casa poco prima delle otto della mattina. Salgo in automobile. Sono diretto verso Viterbo, perché devo andare all’ufficio notifiche, esecuzioni e protesti presso il locale tribunale per ritirare un atto di pignoramento passato per la notifica un paio di settimane prima. Ho calcolato che dovrei arrivare a destinazione tra le nove e mezza e le dieci. L’ufficio chiude alle undici, posso evitare di correre.

Per imboccare la A1 in direzione di Firenze, come di consueto, mi dirigo verso Viale Castrense per prendere la Tangenziale est . Percorro in una manciata di minuti Via Cilicia – sorprendentemente poco trafficata – e penso che forse riuscirò a sbrigarmi prima del previsto. Supero velocemente Via Appia Nuova e in un attimo copro il tratto di strada che mi separa dal semaforo, dove devo girare a destra per entrare in Tangenziale. E là trovo un gregge belante di automobili drammaticamente ferme.

Non si capisce cosa sia successo. Non ci sono segnalazioni, né si vede un vigile urbano. Sembra un ingorgo dovuto a un incidente o a un restringimento di carreggiata per lavori in corso. Con fatica, a passo di lumaca zoppa, arrivo a ridosso della rampa di accesso alla Tangenziale. E solo a quel punto – dopo centocinquanta metri percorsi in un quarto d’ora – mi avvedo della presenza di due vigili urbani che piantonano con elegante svogliatezza l’incrocio di Viale Castrense. La Tangenziale è stata chiusa per lavori e rimarrà inaccessibile per diverse settimane. I vigili fanno lenti cenni con le mani: le tre corsie di percorrenza sono già diventate due e, a questo punto, tutte le vetture, che con la vivacità di un bradipo pigro sono giunte fin lì, si trovano costrette a sfilare sotto il fornice delle Mura Aureliane e andare verso Porta Maggiore. La marmellata di automobili che, da fuori le Mura, tenta disperatamente di trovare un varco in questo collo di bottiglia, neppure immagina il marasma in agguato dentro le Mura. Non appena si varca il fornice, la visione è infatti raccapricciante: davanti a Santa Croce in Gerusalemme sembrano essersi dati convegno tutti gli automobilisti e i camionisti in transito da Roma in quell’istante. Tutti provano a raggiungere Porta Maggiore, ma nessuno riesce ad avanzare.

Improvvisamente decido di non seguire la mandria e riesco a svoltare a sinistra, su via di Santa Croce in Gerusalemme. Dopo un’illusoria accelerazione di pochi metri, la situazione precipita: tutto il quadrante attorno a Porta Maggiore è paralizzato. Sono le otto e tre quarti e mi trovo a meno di cinquecento metri dal punto in cui ero mezz’ora prima. Calcolo che, più o meno, abbiamo camminato alla temeraria velocità di un chilometro l’ora. E la situazione va peggiorando. Avrei dovuto essere già sull’autostrada e invece sono a ridosso dell’Esquilino, in pieno centro. Mi rendo conto che di questo passo, a voler essere ottimisti, a Viterbo potrei forse arrivare per pranzo. O forse per merenda. Faccio una inversione a U e torno – non senza fatica – a casa. Per fortuna non ho udienza e posso permettermi di desistere, buttando via tre ore del mio tempo. Che non tornerà.

Tutti quelli che, al contrario, avevano impegni non differibili o appuntamenti (per lavoro, per una visita medica, per sbrigare una qualsiasi altra faccenda personale) non solo hanno dilapidato una mattinata nel caos, ma temo che non siano proprio riusciti a raggiungere la loro destinazione.

Qualcuno – a cominciare dal sindaco Gualtieri e dagli assessori Catarci e Patanè – dovrebbe rendere conto di questo indegno modo di gestire la Città. Questa Giunta – che si è insediata con il programma della “Città dei quindici minuti” – non è riuscita neppure a immaginare che, chiudendo la Tangenziale, ci sarebbe stato immediatamente bisogno di tracciare un percorso alternativo che evitasse il delirio nel quale mi sono trovato coinvolto. E invece… nessuna segnalazione, nessun tragitto alternativo, nessuna pattuglia della polizia locale a dare un aiuto ai cittadini.

Che Gualtieri, dal punto di vista operativo, fosse del tutto inadatto era chiaro sin da quando fingeva di fare il Ministro dell’Economia. Che la sua Giunta fosse una corte di miracolati si sapeva. Che alcuni assessori siano dei gran pasticcioni con velleitarie manie di grandezza lo si è scoperto precocemente, sia sui temi del decentramento, sia su quelli dello smaltimento dei rifiuti e della gestione della mobilità. Che i dirigenti degli uffici preposti non siano delle saette di intelligenza oramai è palese a tutti. Che la Polizia municipale di Roma sia uno dei grandi problemi di questa Città non lo scopriamo certo ora. Ma qualcuno deve pur aver votato per dare la Capitale in appalto a questi disadattati! E visto che “io c’ero”, so che di voti ne hanno presi tanti, farneticando della Città dei quindici minuti.

Fino alla scorsa settimana, in quindici minuti, a Roma, se non pioveva e non c’erano cantieri, si potevano giusto percorrere un migliaio di metri di strada. Da qualche giorno, abbiamo fissato un nuovo standard: duecento metri in un quarto d’ora.

Beati noi!

Lascia un commento