Stimavo Carlo Nordio come editorialista. Equilibrato, rispettoso, liberale. Non sempre ne condividevo le opinioni, ma ne apprezzavo l’impostazione logica. Poi è stato catapultato in Via Arenula, a Roma, a fare il Ministro della Giustizia. E da quasi due anni non ne fa una giusta. Giustizialista con i deboli, garantista con i forti, ma, soprattutto, un gran pasticcione. L’Azzeccagarbugli, al suo cospetto, è un dilettante.
C’è da dire che lui ha il pudore di raffrontarsi modestamente a Winston Churchill. E purtroppo in Italia non è il solo. Forse anche per questo molti rimpiangono i tempi in cui – prima della legge Basaglia – quelli che si credevano Napoleone non facevano i ministri o i segretari di partito.
Come molti ricorderanno, Nordio ha preso le mosse dal reato di rave, subendo passivamente e ratificando una scombiccherata iniziativa di Piantedosi. Il nuovo reato ha suscitato una valanga di critiche, spesso sarcastiche, perché replicava inutilmente norme già esistenti. Peraltro, si tratta di un reato per il quale, in due anni, nessuno è stato condannato o tratto in giudizio. La più esemplare delle riforme inutili. Non si capisce perché Nordio non si faccia promotore della sua abrogazione, visto che per le stesse ragioni ha tuonato per mesi contro l’abuso d’ufficio, per il quale c’erano troppe indagini e pochi condannati.
Evidentemente insoddisfatto della soppressione del reato di abuso d’ufficio, Nordio ha voluto anche la riforma del reato di traffico di influenze illecite. Tutto ciò senza mai mettere mano ad una legge sull’attività di lobbying, che sarebbe il presupposto necessario e indeffettibile per dare materialità alla mediazione illecita nei reati di corruzione. Malgrado tutti i più autorevoli commentatori abbiano segnalato le molte carenze dell’impianto della riforma, Nordio ha fatto orecchie da mercante e ha ottenuto che diventasse legge.
Infine – la notizia della definitiva approvazione è di queste ore – Nordio ha voluto riformare il diritto penitenziario, consentendo la reclusione in carcere anche alle donne incinte e alle puerpere. Di quest’ultimo tema mi ero già occupato qualche settimana fa e, quindi, rinvio a quanto scritto allora senza attardarmi ulteriormente sull’argomento.
A parziale discolpa dell’iperattivo Nordio, devo dire che i suoi predecessori, negli ultimi venti anni, non hanno saputo fare molto meglio di lui. Facciamo i nomi: Marta Cartabia, Alfonso Bonafede, Andrea Orlando, Annamaria Cancellieri, Paola Severino, Nitto Palma, Angelino Alfano, Luigi Scotti, Clemente Mastella, Roberto Castelli. Una filastrocca di personaggi tra i quali, forse, si potrebbero salvare (più per l’immeritevolezza manifesta di tutti gli altri che per i propri meriti) solo Paola Severino e Andrea Orlando.
Nordio, insomma, farebbe meglio a prendere a proprio modello di riferimento Angelino Alfano (che ha fatto meno danni di lui), più che Winston Churchill.
