Quelli della mia generazione – gli ultimi Boomers e i primi Gen X – imparavano a strimpellare la chitarra per cantare attorno ai falò estivi o nelle messe beat. Anche perché la chitarra è uno strumento di accompagnamento economico e (apparentemente) facile da imparare a suonare (male). Nell’estate del 1980, stremato dalla noia, imparai anch’io il giro di do, con la narcisistica ambizione di poter suonare «Laudato sii» alla messa dei giovani e di cantare alcune canzonette che, all’epoca, andavano per la maggiore. Non avevo ancora compiuto i 12 anni e, un paio di anni prima, mia madre mi aveva regalato per Natale un Clarissa P20, che io guardai con disappunto e insoddisfazione, non sapendo che farmene. Mai regalo fu più azzeccato. Ma mi ci volle un anno e mezzo per scoprirlo. E il dèmone della musica ancora oggi, quarantaquattro anni dopo, abita incontrastato negli antri più inaccessibili del mio animo.
Nel corso di questi quattro decenni ho cambiato più volte gusti e ho ascoltato centinaia di dischi. Chiaramente, anche il mio modo di far vibrare lo strumento è cambiato, con una sedimentazione lenta di tecniche e di approcci armonici, ritmici e melodici frutto di una maturazione e di un invecchiamento che ritengo abbia molto giovato alla distillazione del gusto e del tocco. Da completo autodidatta, pur non essendo mai diventato un virtuoso dello strumento (sia per carenza di talento, sia per mancanza di esercizio costante), ho fatto progressi rubacchiando qua e là idee e spunti, appropriandomene e rielaborandoli a modo mio.
Giacché questi miei furti sono rimasti impuniti, approfittando della oramai maturata prescrizione degli illeciti, oggi posso confessare le mie malefatte, rendendo il giusto tributo a coloro a cui ho sottratto qualcosa.
Da Bob Dylan, Neil Young, Edoardo Bennato e Pete Townsend ho preso il portamento ritmico e l’uso delle corde a vuoto sulla chitarra acustica. A Paul Simon e a Lucio Bardi ho clonato il fingerpicking. A Stevie Ray Vaughan, lo shuffle. A Keith Richards ho rubato alcuni incastri ritmici tra acustica ed elettrica. Ad Andy Summers le tessiture armoniche con gli accordi di nona e l’uso degli effetti di modulazione e di ritardo sull’elettrica. The Edge mi ha svelato l’uso armonico degli effetti di ritardo. Eric Clapton è stato il mio maestro principale per quel che riguarda l’uso della scala pentatonica minore, dei power chords e del wah-wah. E ho saccheggiato a piene mani le melodie latine di Carlos Santana e Al Di Meola, nonché l’utilizzo delle triadi e la melodicità lirica di Mark Knopfler e di David Gilmour.
Ammetto di non essere affatto pentito di queste spavalde ruberie. Anzi, se avessi potuto, avrei rubato il talento, il tocco, il suono (e pure gli strumenti) a parecchia gente. Purtroppo, non solo non ho potuto appropriarmi del loro genio, ma ho speso un patrimonio per acquistare i loro dischi. E spesso sono stati loro a rubare i soldi a me, vendendomi registrazioni non sempre di buon livello o all’altezza del loro talento e delle mie aspettative.
