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L’inciviltà del decreto sicurezza

E mentre il Canada ci insegna che i liberali non sono alleati, ma avversari dei conservatori (e li sconfiggono alle elezioni), i conservatori nostrani sono sempre troppo poco conservatori. E troppo reazionari, oscurantisti e populisti.

Lo dimostrano gli eccessi dell’ennesimo decreto sicurezza, licenziato da pochi giorni dal Governo Meloni, con il quale si compie il consueto “miracolo” della moltiplicazione dei delitti e delle pene e si inaspriscono le condizioni carcerarie dei detenuti e in particolare delle donne. Il conservatorismo politico non si manifesta con la barbara ferocia, nè con il rabbioso digrignare di denti contro chi è stato assicurato alla giustizia.

La implicita condanna al carcere per i figli innocenti delle donne detenute è un trattamento che sovverte un principio che – ancor prima di essere costituzionale – appartiene da secoli alla civiltà occidentale: la limitazione della libertà personale di un individuo può essere imposta solo come extrema ratio, allorché sia stata accertata (o al massimo, in via cautelare e temporanea, nel mentre si sta accertando) una responsabilità penale. E visto che la responsabilità penale non può che essere personale, un bimbo (che non ha commesso alcun illecito e che non sarebbe neppure imputabile, perché troppo piccolo per poter commettere atti giuridicamente a lui addebitabili) non può scontare la pena che spetta alla madre. Non voglio dilungarmi oltre, ma pare sia dimostrato che essere allevati in un carcere è una delle condizioni peggiori per la crescita di una persona. Ma vallo a fare capire a queste raffinate intelligenze che affollano una certa maschia e vendicativa destra italica, che a forza di avercelo duro in passato ha dirottato parecchio più in basso il sangue necessario al funzionamento del cervello.

Del resto, la fissazione tutta leghista per la carcerazione di madri e figli sembra richiamarsi alla biblica colpa dei padri che ricade sempre sui figli. Non so come poterlo dire delicatamente, per non offendere la sensibilità religiosa di qualche invasato, ma si tratta di un principio indegno della civiltà greco-romana e del suo recupero moderno. Perché è un principio che non si basa su criteri, fossero anche primordiali, di giustizia retributiva. Ma impone la logica della vendetta irrazionale, della faida intergenerazionale secondo la quale per le colpe di una madre pagherà anche un infante innocente. Reo di null’altro che di essere figlio di una detenuta.

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