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Il nuovo Partito Liberaldemocratico

Molti mi chiedono: ma con tutti i partiti che ci sono, perché costituirne un altro? Potrei limitarmi a rispondere che quasi la metà degli elettori non vota più e l’altra metà è largamente insoddisfatta dell’azione dei partiti esistenti. Pertanto abbiamo costituito un nuovo partito proprio con lo scopo di risvegliare la voglia di partecipazione politica di quei cittadini che, delusi dagli altri partiti, hanno rinunciato ad esercitare il voto. Si tratta di una sfida non semplice, che credo valga la pena di essere affrontata.

Ovviamente questa è una risposta parziale. Quindi, da qui in poi, proverò a esporre le ragioni che mi hanno indotto a partecipare alla fondazione del Partito Liberaldemocratico.

In primo luogo, ragioni di identità politica e culturale.

È la prima volta che in Italia nasce un partito che si richiama alla cultura liberale, democratica, repubblicana, laica e progressista. E dopo oltre trent’anni di partiti e movimenti dai nomi di fantasia, si dà vita ad una forza che già dal nome dichiara esplicitamente la propria identità, senza far ricorso ad ambiguità ingannevoli.

Il PLD si fonda sui valori della libertà individuale, delle pari opportunità per tutti, del pluralismo, del solidarismo e della libera partecipazione democratica di tutti i cittadini al governo delle istituzioni. Si richiama espressamente al Manifesto di Oxford del 1947, sui principi internazionali del liberalismo, ed è già parte dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei (ALDE).

In secondo luogo, il PLD è nato anche per una fondamentale ragione di natura organizzativa.

I principi del liberalismo e della democrazia non valgono solo per gli altri, ma anche per sé stessi. Oggi, in Italia, ci sono quasi esclusivamente partiti dal fortissimo tratto padronale, unipersonali e verticistici, dove l’unico che decide per tutti è il capo politico e gli altri esponenti sono suoi fedeli servitori. Ma un leader che si abitua all’esercizio dell’autocrazia e si compiace dell’adulazione dei propri cortigiani potrà poi amministrare la cosa pubblica con spirito realmente liberale e democratico?

Il PLD nasce proprio per rispondere a questa domanda, arrestando il processo perverso che ha trasformato in satrapie personali molte forze politiche. Pertanto il PLD – attraverso l’imminente congresso – si munirà di una struttura organizzativa plurale e contendibile: un’organizzazione interna che valorizzerà sia la partecipazione democratica sia le competenze degli iscritti. E il dosaggio di democrazia e di competenze impedirà di scivolare sia verso il dominio degli esperti (la tecnocrazia) sia verso il dominio del dilettantismo (il populismo).

 

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