Simone Leoni, nuovo segretario dei giovani di Forza Italia, ha pronunciato un discorso molto critico verso la retorica discriminatoria tanto in voga nell’odierno destracentrismo italiano. Un discorso, a onor del vero, che in bocca a un qualsiasi liberaldemocratico (progressista con approccio laico) sarebbe suonato banale. Perché in bocca ad un forzista sembra tanto innovativo? Forse perché FI non è mai stato un partito liberale, ma un partito peronista in salsa popolare?(1)
Ora, finalmente, un ragazzo si accorge che un Vannacci, un Salvini, un Lollobrigida o qualcun altro loro epigono fanno danni? Accidenti che acume! Io quelle frasi le ripetevo, come un disco rotto, già venticinque anni fa, quando mi era chiaro che i gay non sono malati da curare o che una persona ha diritto ad un fine vita dignitoso. Anche per questo non ho mai votato FI!
Annoto solo un’ultima cosa: i miei amici del Partito Liberaldemocratico si stanno sperticando in elogi e applausi per Simone Leoni. Ne apprezzano i meriti e il coraggio. E non si accorgono della contraddittorietà delle loro posizioni.
Nel PLD si parla tanto – e che sia chiaro: io lo trovo un altro artificio retorico insopportabilmente ingannevole e pericoloso – di meritocrazia. Anche la mozione congressuale di Luigi Marattin ne fa un caposaldo. Ma quale merito possiamo noi riconoscere a Simone Leoni? A mio avviso – vista la tardività con cui si è accorto di ciò che tutti vedevamo chiaramente da almeno tre decenni – Simone ha il grandissimo merito di aver sbagliato partito! Lascio a voi valutare se possa essere un merito dissociare, più o meno consapevolmente, la militanza partitica dagli ideali.
Nel PLD, inoltre, sembro essere il solo a favore della costituzione di un gruppo giovanile con i suoi organi e i suoi congressi. Tutti sembrano contrari, perché – dicono – i giovani devono stare insieme alle “cariatidi”. Tuttavia, faccio notare che Simone Leoni ha frequentato normalmente le “cariatidi” di FI, ma che ciò non gli ha precluso di concorrere per essere eletto (dagli altri ragazzi di FI, che si sono sentiti rappresentati da lui) segretario dell’organizzazione giovanile. E solo in quanto segretario giovanile ha avuto la possibilità di salire su quel palco e dire quel che ha detto: non è stato cooptato dai vecchi “tromboni” del partito e non doveva adeguarsi a loro o cercarne il favore; ha una legittimazione e una forza propria, che gli hanno permesso di dissociarsi dal pensiero dominante della vecchia guardia di FI.
Questo piccolo episodio mi conferma, dunque, contrario alla retorica della meritocrazia e favorevole alle organizzazioni giovanili di partito.
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(1) Qualcuno può dimenticare cosa disse e cosa fece Berlusconi – tra gli applausi dei suoi adulatori – nel caso Englaro? Qualcuno ricorda quale orrore fu l’approvazione della più volte incostituzionale legge 40/2004 sulla fecondazione assistita? E quale fu la linea assunta da FI in occasione del referendum abrogativo sulla stessa legge? E quale scelta fecero in FI allorché fu approvata (sotto il Governo Renzi) la rivoluzionaria (e liberale) riforma delle unioni civili?
